Che cosa pensare dei piani cottura a induzione in termini di impatto ambientale?

Di , scritto il 16 Dicembre 2010

La cottura a induzione magnetica non è una novità tanto recente: esiste da vari decenni, ma solo ultimamente è arrivata nelle nuove cucine delle case italiane, mentre in paesi come Germania è diffusa da almeno un decennio.

Mentre i tradizionali piani cottura usano una resistenza elettrica per creare calore, quelli a induzione sono basati su campi magnetici: ogni ‘elemento’ (una bobina a induzione) genera un campo magnetico che mette in movimento le molecole del materiale di cui è fatta la pentola (in fisica si parla di ‘correnti di Foucault’) creando quasi istantaneamente attrito e quindi calore, che poi viene trasmesso al cibo in essa contenuto. Praticamente, la produzione di calore avviene solo all’interno del diametro della pentola e la parte alta di essa non si scalda tanto come avviene con altri fornelli.

I piani cottura a induzione possono essere controllati con una precisione anche superiore a quella dei fornelli a gas e sono i più veloci di tutti per cuocere o scaldare il cibo. Richiedono però l’utilizzo esclusivo di pentole di acciaio, ghisa o altre leghe ad alto contenuto ferroso che reagiscono in presenza di un campo magnetico. Non funzionano con pentole di alluminio, vetro pyrex, coccio o ceramica. Per essere sicuri che un tegame o una pentola siano adatti per la cottura a induzione, basta vedere se una calamita viene attratta dalla loro superficie.

Le cucine a induzione sono ottime dal punto di vista della sicurezza: ovviamente nessun pericolo per fughe di gas, totale assenza di fiamme e nessun rischio di scottarsi toccando la superficie del piano cottura.

Dal punto di vista energetico, le cucine a induzione magnetica sono molto efficienti, poiché sfruttano il 90% dell’energia consumata, contro il misero 55% di un fornello a gas e il 65% di una piastra elettrica. Inoltre, con la cottura a induzione, il punto di ebollizione si raggiunge nella metà del tempo. Come dire: l’elettricità costa più del gas, però la cucina a induzione consuma solo lo stretto necessario.

Poiché la superficie del piano cottura non si scalda, nel caso di traboccamento del liquido di cottura o di caduta accidentale di materiale sul fornello, non ci saranno fastidiose incrostazioni da raschiare e pulire (eccezione fatta per lo zucchero che invece produce delle macchioline).

Un altro vantaggio di questo tipo di fornello è che la superficie è perfettamente liscia, senza fessure che si riempiono di sporcizia. Non ci sono manopole da girare, ma solo controlli sensibili al tatto; oltre che essere estremamente gradevole ed elegante dal punto di vista estetico, questo fatto rende molto più semplice la pulizia. La maggior parte dei modelli è liscia anche sui bordi, priva di barriere che possano contenere eventuali traboccamenti – e in effetti questo può essere uno svantaggio rispetto ai fornelli tradizionali.

C’è qualche altro punto a sfavore? Sì, i piani cottura a induzione sono più costosi delle normali cucine a gas, anche se ovviamente il prezzo è proporzionale al numero degli elementi radianti. Inoltre, assorbono molta potenza elettrica (fino a 7 Kilowatt). Infatti, molti modelli venduti nel nostro paese sono muniti di una regolazione automatica volta a evitare che, accendendo più elementi, il consumo elettrico sia troppo elevato.

Bisogna poi mettere in conto l’eventuale spesa per sostituire la batteria di pentole che già si possiede (in molti casi è incluso nel prezzo della cucina anche una serie di pentole certificate) e il necessario tempo di adattamento per abituarsi ai nuovi tempi e modi di cottura. I più entusiasti dei piani cottura saranno coloro che hanno poco tempo da passare in cucina e preferiscono una maniera di cucinare assai veloce.

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici prodotti dai fornelli, le ricerche sono ancora in corso, ma al momento non risulta che siano dannosi (si tratta infatti di medie frequenze). Comunque è buona norma non utilizzare mestoli o cucchiai di metallo per evitare che delle correnti derivate possano attraversare il corpo. Anche chi ha in corpo un pace-maker o un defibrillatore farebbe meglio a evitare la cucina a induzione.

In conclusione, possiamo dire che un piano cottura a induzione conviene sicuramente per chi non vuole o non può allacciarsi alla rete del gas. L’ideale sarebbe usare solo la corrente prodotta dai proprio pannelli fotovoltaici.


3 commenti su “Che cosa pensare dei piani cottura a induzione in termini di impatto ambientale?”
  1. franchino ha detto:

    Caro Andrea non e’ che di fotovoltaico ci devi campare ? Ridateci piuttosto i miliardi di euro che ci avete preso ( ricarico nella bolletta per il fotovoltaico )per potere “avviare” l’industria del fotovoltaico….con i soldi che ci avete preso allora si’ , che potremmo impiantare il fotovoltaico a casa nostra a costo zero .

  2. andrea ha detto:

    Diciamo che è un po troppo semplificativo dire che a 0,18 €/kw non ti ripaghi il fotovoltaico se non con gli incentivi.
    Il ragionamento è un po’ piu’ articolato, visto che usiamo gas per produrre acqua calda e cuocere cibo nonchè produrre riscaldamento.
    Pensiamo a una abitazione tutta elettrica: cucina a induzione, scaldabagno elettrico coadiuvato da solare termico, riscaldamento con pompe di calore (inverter), ricambio meccanico dell’aria.
    Facciamo 4000 kwh/anno, mi sa che 0,18 a kw rimane un sogno, pero’ abbiamo eliminato l’allacciamento alla rete gas che , solo di costo iniziale ti assorbe il valore di una ottima cucina a induzione e boiler elettrico. Per riscaldare una casa di 70 mq mediamente coibentata (costruita nel 2000 con cappotto di 4cm.)con una pompa di calore in fascia climatica C(quella di Bologna per esempio), non ti vanno piu’ di 400 kwh/anno e con il costo e la manutenzione risparmiata ci siamo fatti lo stesso prezzo della caldaia. Se poi avessimo un ricircolo meccanico dell’aria invece di aprire le finestre, recuperando l’energia almeno all’80% (ce ne sono che arrivano al 90%. Mediamente un impianto fotovoltaico da 4kw di picco costa 15/16.000€ arriva a produrre 4500 kwh/anno se pensiamo di pagarla (oggi!!!! …domani non lo so, ma meno credo sia difficile)0,22 di media con 3kw installati se no se consideriamo i 4,5 kw andiamo a 0,28 circa: guardate un po’ 4000(kwh/anno) moltiplicato 0,25 fa 1000€/anno senza incentivo!!Pensiamo a una casa(investimento a lungo termine), credo che 15/16 anni(magari anche 18/19) per rientrare di un investimento non sia niente male, oops dimenticavo, ma cosi’ non pago niente altro vado a zero energia: i 0,18€ per mettiamo i 2000kwh/anno e le spese di gas e manutenzione caldaia che avevo dove li mettiamo?Oltretutto con i sistemi di sicurezza attuale diventa difficile avere un incidente con il gas, ma rabbrividisco al solo pensiero di averne 1.
    Concludendo credo che questa, oltre all’efficienza energetica sia a oggi la strada meglio percorribile.
    I 60gw alle 19 di sera?…beh intanto me ne tolgo un bel po’ durante il giorno di consumi petroliferi poi alle 21 siamo a nanna quindi non mi sembra che dobbiamo preoccupaci troppo di queste 2 ore sulle 24 dell’intera giornata.
    Grazie e cordialita’ a tutti
    Andrea

  3. Roberto ha detto:

    Lasciamo perdere il fotovoltaico: è solo una grande truffa.
    Ci sono altri metodi per produrre energia in manniera più pulita ma non il fotovoltaico.
    Un impianto normale se la corrente prodotta venisse pagata 1 a1 come quella che ci fornisce l’ENEL, 0.18 € al kW/h necessiterebbe di oltre 20 anni per ripagarsi, escludendo l’investimento iniziale (interessi) e la manutenzione che alcune volte durante l’anno va svolta (pulizia tutte le volte che piove sabbia, per esempio).
    Il punto è che si ripaga l’impianto con la voce A3 della bolletta che fa si che l’energia prodotta da fotovoltaico sia venduta a 0.44€ , ed è così che gli impianti si ripagano, a parte le manutenzioni che ti dichiarano sempre non esistere, in 10-12 anni.
    Ma tralasciando il fattore economico e parlando solo di energia un pannello non appena metti la firma sul contratto di acquisto ha già consumato la stessa energia che produrrà nei successivi 8-10 anni, escludendo il trasporto e montaggio, e la solita manutenzione, ovverosia comincia a produrre energia “fresca” solo dopo 10-12 anni, quando ha già perso un buon 10-15% di rendimento e la produrrà come tutti ben sanno soltanto in pieno giorno. E la sera alle sette chi ce li da i nostri italiani 60 GW di potenza necessaria ?
    Qualcuno dice che potremmo utilizzare le aree desertiche e riempirle di pannelli. E quì viene fuori il raffreddamento del suolo che porterebbe ad un cambiamento climatico non indifferente, oppure prendere un ex area di capannoni e accessori inglobata in area boschiva e anziché ridare tutto ad area boschiva farne l’area fotovoltaica pubblica più ampia a livello europeo (n quel di vicenza se non erro). Io avrei preferito distruggere tutta l’area e ripopolare di alberi per dare ancora più ossigeno in atmosfera.

    Comunque per l’induzione sono convinto che sotto il profilo economico sia più conveniente ma sotto il profilo ecologico ho ancora qualche dubbio, per esempio se sia più conveniente ,ecologicamente parlando, produrre energia in loco col gas (che comunque va spinto nelle condutture) o usare quella prodotta altrove ma che si degrada lungo la rete disperdendo almeno il 25-30% di quella che viene generata.
    Ancora non ho trovato risposte chiare sotto il profilo ecologico.
    Per quanto riguarda il forno le stesse pentole per piastre ad induzione dovrebbero avere una specie di capacità analoga al forno; se qualcuno potesse spiegarci come vengono il pollo in casseruola sarei felice di imparare.


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