L’importanza di un corretto smaltimento delle batterie esauste

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pile esauste

In Italia si esauriscono ogni anno ben 30.000 tonnellate di batterie, le pile, uno degli oggetti di uso quotidiano più inquinanti in assoluto. Le pile contengono infatti metalli pesanti come mercurio, cadmio, nichel – tutti estremamente tossici per ogni forma di vita. Per questo le batterie e gli accumulatori esausti devono essere correttamente smaltiti.

La legge prevede che i rivenditori le ritirino, ma purtroppo ancora non tutti lo fanno. A coloro che hanno a cuore l’ambiente non rimane che portare le pile esauste in un’isola ecologica o depositarle negli appositi contenitori che si trovano nei centri commerciali.

Il Consorzio per la gestione dei rifiuti di pile e accumulatori (COBAT RIPA) è il sistema di raccolta, trattamento e riciclo specializzato in pile ed accumulatori a fine vita, un ente ufficialmente riconosciuto dallo stato italiano nelle sue funzioni, che lavora per una diffusione capillare dei punti di conferimento per le batterie usate.

La missione di Cobat RIPA è focalizzata sull’obiettivo di supportare i Produttori e gli Importatori di pile e accumulatori nell’ambito dell’economia circolare. In particolare, l’obiettivo è quello di trasformare i prodotti giunti a fine vita in nuove materie prime, al fine di favorire uno sviluppo sostenibile che generi benefici per l’ambiente e per l’intero sistema economico nazionale. In questo modo, Cobat RIPA mira a ridurre gli sprechi e a promuovere una visione di circular economy, basata sui valori della trasparenza, dell’efficienza e della sostenibilità.

Come vengono riciclate le pile

smaltimento pile

Il percorso che devono compiere le pile esauste per tornare a nuova vita è piuttosto lungo. Il processo di riciclaggio delle pile può variare in base al tipo di batteria, ma in generale ci sono alcune fasi comuni che vengono seguite per il loro trattamento.

La prima fase consiste nella raccolta delle pile usate: esse vengono ammassate in un centro di stoccaggio. Le pile raccolte vengono quindi trasportate in un impianto di smaltimento dove vengono smontate e suddivise in base al tipo di chimica contenuta al loro interno.

Successivamente, le pile vengono sottoposte ad un processo di smaltimento che prevede la separazione dei vari componenti, come il metallo e le soluzioni chimiche contenute nelle pile stesse. Le soluzioni chimiche vengono neutralizzate e trattate, mentre i materiali metallici vengono recuperati e riutilizzati.

In particolare, le pile alcaline (le più comuni) vengono trattate in modo da separare il loro involucro esterno di plastica dal nucleo interno che contiene le sostanze chimiche. L’anodo e il catodo vengono quindi separati e i materiali metallici vengono recuperati. I materiali contenenti mercurio vengono invece raccolti e trattati in modo da prevenire la diffusione di questo metallo altamente tossico nell’ambiente.

Le batterie agli ioni di litio, invece, vengono smantellate e le celle vengono smaltite separatamente, in quanto le sostanze chimiche al loro interno sono altamente reattive e potenzialmente pericolose.

Non che il riciclo dei RAEE sia sbagliato, anzi, ma tutto potrebbe essere più semplice se imparassimo a preferire le pile ricaricabili, che durano fino a 100 volte di più di quelle usa-e-getta.

Ricordiamo inoltre alcuni consigli su come prolungare la durata delle batterie al litio.


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