Che cos’è l’obsolescenza programmata?

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obsolescenza programmata

L’intelligenza ha portato l’uomo a raggiungere vette impensabili della tecnologia: la specie umana può sicuramente sentirsi dominatrice del pianeta. Peccato che non sia altrettanto feconda nel partorire idee sostenibili dal punto di vista ambientale. A questo proposito, per chi ha a cuore l’ambiente, è importante familiarizzare con il concetto di obsolescenza programmata, anche detta obsolescenza pianificata, che può essere spiegata in parole semplici come la pratica di incorporare negli articoli messi sul mercato un meccanismo di autodistruzione che lo renda inutilizzabile nel giro di un determinato arco di tempo, costringendo l’utente ad acquistare un nuovo modello.

La lampadina elettrica è stato il primo prodotto della storia a essere progettato con dei difetti. I fabbricanti del settore infatti, erano preoccupati che l’eccessiva durata della vita media delle lampade ne avrebbe frenato la richiesta. Così le aziende formarono un cartello decidendo di limitare la durata della vita delle lampade a 1000 ore. Stiamo parlando di fatti avvenuti intorno agli anni 30 del XX secolo.

Qualche tempo fa, anche l’iPod di Apple è stato oggetto di campagne ambientalistiche che mettevano in rilievo la durata estremamente breve della sua batteria.

Un altro esempio classico è quello delle stampanti per computer: se il costruttore decide che una stampante dovrebbe produrre non più di 20.000 copie e poi smettere di funzionare, il progettista opera in modo che avvenga proprio questo, anche se questo significa includere nell’hardware un chip che registra quante copie sono state già stampate e alla copia numero 20001 invierà un messaggio di errore interno alla stampante. Oppure ancore le ruote dentate in plastica dei frullatori che sono poco resistenti all’abrasione e di solito dopo tre anni non funzionano più.

Un’altra forma di obsolescenza programmata è insita nella costruzione degli articoli elettrici o elettronici in maniera tale da scoraggiare la riparazione. Ne sono un esempio gli spazzolini elettrici, nei quali le batterie non sono sostituibili: l’accumulatore è integrato e perde progressivamente nel tempo la capacità di ricarica, fino ad arrivare al momento in cui deve essere buttato. Citiamo anche le resistenze delle lavatrici, saldate con l’elettrodomestico in modo da non poter essere rimpiazzate.

Rientrano nel concetto di obsolescenza programmata anche l’insistere sulla necessità di sfoggiare oggetti all’ultima moda, la difficoltà di reperire pezzi di ricambio per gli elettrodomestici, ovvero la tendenza a creare un bisogno, una necessità che non sono veramente tali.

Che cosa significa tutto questo per il Pianeta? Significa che noi siamo portati a sostituire troppo frequentemente i nostri apparecchi meccanici, elettrici o elettronici. E quindi che produciamo tonnellate e tonnellate di RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), mortali per l’ambiente perché contenenti molti metalli pesanti e materie plastiche tossiche.

E’ possibile sfuggire a questo circolo vizioso dello spreco?

obsolescenza programmata

Sì, se si rimuove ogni tipo di incentivo all’obsolescenza programmata. Per esempio, tassando le risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera (la cosiddetta “carbon tax”) si obbligano le aziende a gestire i rifiuti che generano e a pagare di più per la manifattura dei prodotti. Il costo sarà riversato sul consumatore, che a quel punto starà più attento a scegliere oggetti che durino più a lungo nel tempo.

Anche obbligare le aziende a riciclare i loro rifiuti farà in modo che siano meno propense a costruire oggetti che si rompono o deteriorano facilmente.

Anche stabilire per legge degli standard di produzione è un modo efficace per indurre alla produzione di prodotti di qualità: i migliori di una determinata classe diventano i requisiti minimi per tutti i prodotti costruiti in futuro.

L’obsolescenza programmata sarebbe una buona idea solo su un pianeta dalle risorse infinite. Che non è sicuramente quello su cui viviamo. Non possiamo permetterci di promuovere questa politica solo per incoraggiare la crescita, poiché esser provoca soltanto danni – sia all’ambiente che ai consumatori.

Esiste ancora oggi l’obsolescenza programmata?

L’obsolescenza programmata esiste ancora in diversi settori dell’industria e l’impressione è che tutte le aziende si comportino allo stesso modo. Questa pratica è stata utilizzata per decenni in vari settori, tra cui l’elettronica di consumo, l’industria automobilistica e l’elettronica per ufficio. Ad esempio, molti produttori di dispositivi elettronici, come telefoni cellulari, laptop e televisori, progettano tuttora oggi i loro prodotti in modo che le batterie non siano facilmente sostituibili o utilizzano componenti che diventano rapidamente obsoleti, costringendo i consumatori a sostituire l’intero dispositivo invece di ripararlo o aggiornarlo.

Tuttavia, negli ultimi anni c’è stato un aumento dell’attenzione sulla sostenibilità e sulla riduzione degli sprechi, il che ha portato molte aziende a ripensare la loro strategia di produzione e ridurre l’obsolescenza programmata nei loro prodotti. Inoltre, ci sono anche organizzazioni e movimenti di consumatori che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’obsolescenza programmata e promuovere prodotti durevoli e riparabili.


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