Il progetto “terza acqua” rende l’acquacoltura più sostenibile

Di , scritto il 20 Maggio 2014

acquacolturaOttime novità per quanto riguarda l’acquacoltura biologica – vengono dall’estremo oriente. Il professor Toshimasa Yamamoto dell’Università di Okayama ha da qualche tempo messo a punto una tecnica per creare sia acqua dolce (ovvero con le caratteristiche di quella che si trova in laghi e fiumi) che acqua di mare , grazie a un’aggiunta attentamente calibrata di minerali, tra cui sali di sodio, potassio e calcio. Una sorta di “magic water”, per la precisione battezzata “terza acqua”, che potrà rendere possibile l’acquacoltura di pesci e crostacei senza sostanze chimiche, con la possibilità di allevare pesci anche in zone di montagna. Gli scienziati e gli economisti dicono da tempo che l’acquacoltura potrebbe aiutare a risolvere la malnutrizione e la povertà in molte zone del mondo, ma il diffondersi delle malattie tra i pesci trasportati da un luogo all’altro ha sempre costituito un grosso ostacolo. E’ inoltre necessario ridurre la dipendenza mondiale dalla maricoltura, spesso fortemente dipendente dalle condizioni meteorologiche. Con il nuovo metodo, sarà sufficiente aggiungere 10 grammi di minerali a 1 litro di acqua dolce per produrre un’acqua dal sapore leggermente salato, con un costo fino a 10 volte inferiore a quello dell’acqua di mare artificiale utilizzata finora. Nelle nuove vasche sarà possibile allevare anguille, gamberi e altri pesci diffusi in Asia – che secondo gli studi compiuti con questo tipo di allevamento crescono più rapidamente che nel loro habitat naturale, grazie a una diversa pressione osmotica.

Un primo progetto pilota partirà nella provincia cambogiana di Takeo, sotto il controllo della Japan International Cooperation Agency e sarà dedicato all’allevamento di circa 30.000 gamberi di fiume giganti. La Cambogia è il luogo ideale per un esperimento di questo tipo, grazie alle temperature costanti per tutto l’anno. In altri paesi sarebbe necessario studiare come usare il calore del sole o la geotermia per mantenere le temperature invariate per alcuni tipi di pesci che lo richiedono. Forse in futuro sarà possibile sviluppare l’acquacoltura anche in zone desertiche!

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