Il baratto, una passione low-cost e molto green

Di , scritto il 11 Luglio 2011

Sono sempre più numerose le persone che cercano di fare a meno del denaro, non sempre per sola necessità, ma anche per una scelta etica, per il desiderio di passare da un’economia consumistica a un’economia di valore. E anche per evitare di produrre enormi quantità di rifiuti con oggetti fondamentalmente ancora buoni per l’utilizzo, anche se non nuovi di zecca. In quest’ottica, oltre che per l’acquisto dell’usato, può sorgere interesse per la pratica del baratto.

Per qualcuno nasce così: si organizza un trasloco e ci si rende conto dell’enorme quantità di roba inutilizzata che si possiede. Allora si contatta uno dei tanti siti di scambio, baratto o swapping. E si scopre con piacere che mediante il baratto si può vivere a basso costo: gli oggetti che non servono alla persona A possono essere un tesoro prezioso per la persona B e viceversa. Gli affari migliori si fanno negli swap party, ovvero delle feste casalinghe incentrate sul baratto. Purtroppo sono ancora sporadici gli eventi fissi, come i mercatini del baratto. Questo anche perché il baratto non implica uno scopo di lucro e in questo senso non è visto di buon occhio dai commercianti. Tuttavia esistono già anche dei negozi in cui si possono barattare abiti di qualità, che altrimenti finirebbero sprecati in fondo all’armadio. E alcuni esercenti, vittime della crisi, stanno iniziando a interessarsi all’idea: possono barattare le loro scorte, il loro invenduto, se non altro per creare un utile solidale.

Per tornare ai siti specializzati in baratto, i barter (ovvero gli appassionati di questa pratica) testimoniano che di solito in queste sedi si fanno degli scambi equi; anzi, si trovano anche persone generose che invitano a prendere in cambio qualcosa di più della prima proposta. Sui siti per il baratto non si scambiano soltanto oggetti, ma anche servizi, per esempio lezioni o riparazioni.

E questo ci ricollega a un altro eccezionale modo per iniziare a dare valore a quanto esiste di più impalpabile: le banche del tempo. Qui si iscrive e ci si mette a disposizione per offrire ad altri le proprie competenze o capacità: per esempio, una baby-sitter può scambiare il proprio lavoro con quello di un cuoco, un decoratore con la stiratura delle camicie, e così via.

Un’altra possibilità di scambio è quella legata alle vacanze: è possibile sia essere ospitati in strutture ricettive e pagare con ciò che si sa fare (lavare piatti, erba) o con oggetti di valore, oppure effettuare un vero e proprio scambio casa nel quale si offre la propria abitazione ad altri utenti, in cambio dell’ospitalità nella loro casa. In questo modo si tagliano totalmente i costi del soggiorno e restano solo quelli del viaggio, del cibo e dei divertimenti.


2 commenti su “Il baratto, una passione low-cost e molto green”
  1. […] di merci o prestazioni. Rientrano perciò nella categoria pratiche vecchie come il modo come il baratto, il car sharing e il bike sharing, il co-working, il co-housing e il food sharing, gli orti […]

  2. […] di merci o prestazioni. Rientrano perciò nella categoria pratiche vecchie come il modo come il baratto, il car sharing e il bike sharing, il co-working, il co-housing e il food sharing, gli orti […]


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