Pro e contro dei tritarifiuti domestici

Di , scritto il 10 Settembre 2010

TritarifiutiSi chiamano trituratori di rifiuti, tritarifiuti, dissipatori; in inglese sink garbage disposal units, waste disposers o sink disposers. Negli Stati Uniti ne sono dotate quasi tutti i lavelli delle cucine e negli ultimi anni se parla anche da noi come di un elettrodomestico indispensabile e amico dell’ambiente.

A un primo sguardo l’idea sembrerebbe geniale: posto sotto in corrispondenza del tubo di scarico del lavandino, l’apparecchio permette di triturare tutti i rifiuti organici prodotti in cucina (bucce, gusci di uova, semi, lische, ossicini ecc.), che vengono gettati direttamente nel foro di scarico lavandino (il quale assume l’aspetto che vedete nella foto qui sotto) e poi trasportati via aprendo il rubinetto dell’acqua corrente.

In questa maniera si eliminano immediatamente i rifiuti umidi, con i relativi odori creati dal fermentare della spazzatura tenuta in casa.

Ma obiettivamente il dispositivo ha anche vari svantaggi, di cui bisogna tenere conto: prima di tutto implica un enorme spreco di acqua potabile per far defluire il materiale triturato. Inoltre, le sostanze frantumate dal dissipatore che vanno a raccogliersi nell’impianto fognario richiedono un lungo lavoro di decomposizione da parte dei batteri del sistema di depurazione e accrescono la quantità di fanghi nelle acque reflue urbane. Questi fanghi sono piuttosto ardui da smaltire in discarica o mediante inceneritore. Infine, il tritarifiuti non riesce a omogeneizzare in particelle finissime, con il rischio di intasare, se non le condutture interne dell’abitazione, sicuramente le fognature stradali, non progettate per trasportare una grande quantità di fluidi di questo tipo.

Cosa fare dei rifiuti organici? Secondo noi è meglio continuare con un’attenta raccolta differenziata dell’umido oppure imparare a compostare.


3 commenti su “Pro e contro dei tritarifiuti domestici”
  1. Roberto ha detto:

    Sono un felice utilizzatore di tritarifiuti dal 1997. Abito in un condominio ex-IACP degli anni ’50 a Milano. Una volta imparato ad utilizzarlo (mai buttare 1 kg di spaghetti di soia) mai avuto un problema sia nelle mie tubazioni sotto lavello, in quelle condominiali, e, ad oggi, nessun Pisciapia mi ha mai negato l’uso di questo fantastico strumento. Avete idea di quanto costa e di quali problemi dia la raccolta e lo stoccaggio temporaneo dell’umido all’interno di condomini sorti quasi un secolo fà? Non casette o villette, ma fabbricati a cortina su strada, con magari 100 famiglie, senza uno straccio di posto aerato, protetto e non sotto le finestre di qualche disgraziato condomino?
    Preferisco giocarmi una frazione di acqua potabile e qualche watt di corrente che mandare in giro un camion a far km e traffico aggiuntivo (dato che mica ritirano la notte ma in pieno giorno) per la raccolta del mio sacchetto di lische di pesce e bucce di banana.

  2. cinzia ha detto:

    daccordissimo con Claudio.
    ecologismo non dovrebbe essere un’attività volta solo a dire “NO”.
    il consumo di acqua per il tritarifiuti è molto limitato, e ad ogni modo nel lavello finiscono sostanze decisamente + preoccupanti (se vogliamo preoccuparci per forza) delle bucce di patata sminuzzate. per lavare i piatti non si usa acqua distillata, e per pulire il lavello di solito si usano detersivi molto potenti…fate voi!

  3. Claudio ha detto:

    Se il tritarifiuti non intasa le tubazioni domestiche come può intarare le fognature dove i diametri dei tubi sono molto maggiori, non esiste alcuna evidenza di intasamenti della rete fognaria causati dai tritarifiuti. Qualche problema agli impianti di depurazione si potrebbe avere solo se una maggioranza degli utenti utilizzasse l’apparecchio ed in tal caso ci vorrebbe un adeguamento degli impianti, ma questa eventualità è ad oggi poco probabile.


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