Kernza®: il grano perenne che sarà uno dei cibi del futuro

Di , scritto il 07 Gennaio 2019

Quando si pensa al cibo del futuro a molti di noi vengono in mente alimenti piuttosto insoliti come alghe e insetti. Ma per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale in continua crescita occorrono anche delle fonti di carboidrati, ovvero dei cereali. Uno di quelli che potrebbero essere più adatti allo scopo di nutrire una popolazione terrestre in continuo aumento ha il nome scientifico di Thinopyrum intermedium (ma è più conosciuto con il marchio commerciale Kernza). Si tratta di una pianta le cui radici arrivano a 3 metri di profondità e presentano l’interessante proprietà di ricrescere spontaneamente ogni primavera anche per sei anni successivi. Tutto questo superando senza problemi anche il freddo intenso dell’inverno ed eventuali prolungati periodi di siccità. Gli esperimenti sulle coltivazioni sembrano promettere straordinari vantaggi sotto il profilo della sostenibilità ambientale, delle capacità produttive e dei costi di produzione.

Il seme è stato selezionato dal Land Institute, centro di ricerca agraria non profit del Kansas, negli Stati Uniti. Il Kernza è nato dall’ibridazione fra il grano tradizionale e un altro cereale selvatico parente del grano che possiede l’interessante caratteristica di essere una pianta perenne. I vantaggi consentiti da questa semente sono eccezionali dal punto di vista ecologico: i campi non deve essere arati, né seminati o diserbati. Il cereale deve soltanto essere trebbiato e raccolto. Il fabbisogno di acqua è pari a circa la metà di quella necessaria per il grano comune – questo grazie alle radici profondissime che svolgono anche la funzione secondaria di trattenere il substrato e sono quindi ideali per i terreni che subiscono danni dal dilavamento provocato dalle piogge intense. Oltre a ciò il Kernza trattiene nel suolo grandi quantità di anidride carbonica catturate in atmosfera.

Il Thinopyrum intermedium è più adatto per aree con queste caratteristiche: precipitazioni tra 300 e 700 millimetri e terreno con un pH compreso tra 5,6 e 8,4 con piena esposizione al sole.

Si tratterebbe dunque di un coltivazione cerealicola estremamente sostenibile dal punto di vista dell’impatto ambientale e con rese produttive paragonabili a quelle delle attuali coltivazioni di grano. Attualmente il Kernza viene già utilizzato per produrre una birra (prodotta nell’Oregon e distribuita da Patagonia Provisions). Si spera che in un futuro non troppo lontano anche panificatori, pasticceri, chef e distillatori inizieranno a utilizzare e far conoscere presso il pubblico le farine di Kernza.



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