Il piccolo farro: un cereale sano e amico dell’ambiente

Di , scritto il 26 Marzo 2019

Il suo nome scientifico è Triticum monococcum, ma a livello popolare è più conosciuto come piccolo farro, farro piccolo o semplicemente monococco. Appartenente alla famiglia delle graminacee, è considerato il primo cereale a essere stato coltivato dall’uomo: le prime testimonianze risalgono infatti al periodo intorno al 7500 a.C. (in Medio Oriente, soprattutto in Turchia). Fino all’epoca romana era un cereale consumato in abbondanza, ma fu poi quasi totalmente sostituito dal frumento, che non richiedeva la decorticazione necessaria per il farro, che infatti è un cereale “vestito.

Il piccolo farro è caratterizzato un basso contenuto di glutine (intorno al 7%), può essere usato per la panificazione, ma lievita poco; è invece un ottimo ingrediente per alimenti ad elevato profilo nutrizionale: ricco di proteine, lipidi e fibre, è molto digeribile ed energetico. Senza contare che, contenendo un tipo di glutine più digeribile dall’intestino, è adatto a chi è sensibile a questa sostanza e alla prevenzione dell’insorgere di intolleranze nei soggetti a rischio.

Oltre a ciò, occorre sottolineare che quella del piccolo farro è una coltura estremamente adattabile e a basso impatto ambientale. Resiste infatti assai bene a malattie e stress ambientali, necessita di pochissima concimazione (paradossalmente, cresce meglio nei terreni poveri, semiaridi non fertilizzati) e si adatta bene ad ambienti colturali biologici, purché la coltura di questo grano sia alternata a quella di altre piante, come ad esempio le erbe aromatiche – in primis la lavanda – e i legumi. In Italia il farro monococco è attualmente coltivato nel bresciano (conosciuto con il nome di Shebar), in Piemonte (dove si chiama Enkir) e in Sardegna.

Come consumare i chicchi di piccolo farro? Noi vi consigliamo di farlo bollire per circa 40 minuti, e riposare per altri 10. Poi, una volta freddo, può essere condito come si farebbe per un’insalata di riso o con un misto verdure fresche come pomodori, peperoni, cetrioli, magari accompagnati da foglioline di menta, olio e succo di limone.



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