Monte Everest: arrivano le spedizioni per ripulirlo dai rifiuti

Di , scritto il 02 Maggio 2017

È la vetta più alta del pianeta: con i suoi 8848 metri, il Monte Everest fa volare l’immaginazione verso cime innevate, incontaminate, dove l’impronta ecologica umana è solo un vago ricordo. Eppure quest’area remota e impervia della Terra è sommersa dai rifiuti, al punto che il governo del Nepal ha deciso di correre ai ripari: con spedizioni di pulizia e nuove regole per gli scalatori.

Meno di due secoli fa sarebbe stato difficile immaginare questo strano destino per la vetta più alta del mondo, all’epoca quasi ignota in Occidente. Chiamata “madre dell’universo” dai tibetani e “Dio del cielo” dai nepalesi, fu ribattezzata “Everest” nel 1865. Il nome le fu dato dal governatore generale dell’India Andrew Scott Waugh, in onore del geografo gallese George Everest, il primo a stabilire che l’omonima montagna era la più alta del mondo. Siamo in pieno svolgimento del cosiddetto Grande Gioco, un periodo in cui le esplorazioni geografiche di quella parte dell’Asia erano militarmente strategiche per inglesi e russi. 150 anni dopo, le spedizioni su quella montagna hanno assunto un obiettivo completamente diverso: ripulire i sentieri più battuti dagli alpinisti.

Sono gli scalatori, infatti, i maggiori responsabili dell’accumulo di spazzatura sull’Everest. Il governo nepalese ha lanciato una operazione di pulizia a circa 6400 metri di altitudine, dove si trovano i principali campi base, circondati da vere e proprie discariche. Le prime spedizioni sono iniziate quest’anno nel mese di aprile e coinvolgono decine di scalatori, accompagnati dagli Sherpa locali. La raccolta avviene all’interno di grossi sacchi, capaci di contenere fino a 80kg di rifiuti. Una volta pieni, vengono caricati su elicotteri e poi trasportati a valle. L’operazione è stata programmata per essere economica ed ecologica: per il trasporto a valle vengono usati elicotteri che, dopo essere saliti in quota per scaricare corde e altri materiali per le scalate, sarebbero ritornati vuoti.

Il piano di raccolta rifiuti è stato accompagnato dall’imposizione di nuove regole per gli scalatori. A questi viene richiesta una cauzione di 4000 dollari, che viene loro restituita solo nel caso in cui tornino dalla loro spedizione con almeno 8kg di rifiuti. Questa norma, adottata già da qualche anno, diventerà ancora più stringente, in modo da responsabilizzare tutti coloro che si vogliono cimentare nella scalata del punto più alto del pianeta.

L’operazione di pulizia lanciata quest’anno dal governo nepalese non è la prima a riguardare l’Everest. Risale al 2008 la prima Eco Everest Expedition, ma forse l’iniziativa che ha avuto la maggiore risonanza mediatica è stata quella dei fratelli Damien e Willie Benegas, che nel 2010 hanno stabilito un record mondiale: in coppia, hanno raggiunto la vetta dell’Everest per la decima volta. Il record è stato l’occasione per far parlare del problema dei rifiuti e della loro iniziativa: con un gruppo di collaboratori sono riusciti a raccogliere 4500kg di immondizia, che così non ha più interferito con l’ecosistema della montagna.

Da allora si sono susseguite altre operazioni: il progetto EcoHimal, nuove edizioni della Eco Everest Expedition e anche una missione che ha visto in primo piano l’Italia. L’obiettivo di tutti questi progetti è cambiare radicalmente la situazione attuale, in cui l’Everest viene definito come la più alta discarica del mondo. Rifiuti di vetro, plastica, lattine, tende, bombole e altri oggetti infestano ancora le aree della montagna più battute dagli scalatori, ma le spedizioni di pulizia e le nuove regole dovrebbero ridurre drasticamente il fenomeno.

Per ribadire il suo impegno, il governo nepalese ha organizzato qualche tempo fa a Kathmandu una mostra con 75 opere d’arte ricavate dai rifiuti raccolti sulle pendici della montagna. L’arte, forse ancora più delle immagini fotografiche, è in grado di emozionare e comunicare l’importanza di ripulire l’Everest. E di farlo tornare al suo originale splendore, con le vette ricoperte da neve candida e immacolata.



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