Pesca sostenibile e promozione del “pesce povero”

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In Italia c’è moltissimo da fare a livello informativo sulla pesca sostenibile e sul consumo responsabile delle risorse marine, se si pensa che come popolo mangiamo per il 70% pesce importato dall’estero, aggiungendo troppi chilometri al nostro piatto. Sappiamo che la sostenibilità passa per cibi locali e di stagione, che tra l’altro costano anche meno.

Inoltre consumiamo quasi esclusivamente pesci appartenenti a una decina di specie ittiche (tra cui orate e spigole, tonno e salmone), quando nel Mediterraneo se ne potrebbero pescare almeno duecentocinquanta. Bisogna imparare a consumare le varietà di pesce azzurro, meno conosciute eppure preziose, che invece paiono destinate a restare invendute. E se hanno qualche spina in più, pazienza!

Eccone alcune:
* la saraghina (anche detta papalina o spratto), tipica dei mari della Romagna, ha una lisca così tenera che può essere mangiata intera (privandola di coda e testa);
* la gallinella;
* il pesce san pietro: ha un’enorme testa e aculei sul dorso con due macchie nere al centro dei fianchi, le sue carni sono ottima e delicate, adatte alla cottura arrosto o sulla griglia oppure consumate crude;
* la rana pescatrice (o coda di rospo), un pesce bruttissimo da vedere perché ha una grande testa con due ali laterali. L’unica parte commestibile dei suoi 5-6 chilogrammi è la coda, ottima cucinata alla griglia);
* il pesce sciabola (anche detto pesce spatola);
* il nasello, un po’ bistrattato dalle massaie, anche se leggero e con poche spine;
* la menola: un tempo finiva nella ciotola del gatto, ma oggi sta conquistando i palati più fini;
* la palamita, parente stretto del tonno, quella conservata sottolio è diventata presidio SlowFood;
* il bonito, un ottimo sostituto del tonno;
* il sugarello: un pesce ultraeconomico tipico del Tirreno settentrionale, costa appena circa 3 euro al chilogrammo!

Anche il sushi diventa mediterraneo, arricchendosi di cipolle e spezie come prezzemolo o basilico e sostituendo l’utilizzo di specie a rischio con altre a basso impatto sull’ecosistema marino.

Ricordiamo che la pesca sostenibile ha la principale caratteristica di impiegare reti con maglie larghe che permettano al novellame – ovvero ai pesci piccoli – di sfuggire e riprodursi in mare.


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