Crisi energetica e energie rinnovabili

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Il 2022 è stato un anno di crisi energetica in Europa a causa di una serie di fattori, tra cui la guerra in Ucraina, la riduzione delle esportazioni di gas russo verso l’Europa, la ripresa economica, le condizioni climatiche sfavorevoli, gli investimenti ridotti nelle fonti di energia fossile e i lavori di manutenzione delle condotte di gas e petrolio posticipati a causa della pandemia.

Come risultato, i prezzi del petrolio, del gas e del carbone sono aumentati significativamente, facendo aumentare le bollette dell’energia per i consumatori. In particolare, il prezzo del petrolio è rimasto costantemente al di sopra della media di 60$ al barile, il prezzo del gas è stato in media sette volte più alto rispetto al periodo pre-crisi e quello del carbone è quadruplicato.

In Europa, più di un terzo dell’elettricità proviene da fonti fossili, quindi l’aumento dei prezzi di gas e carbone ha portato a bollette più salate per tutti. Fra le cause di questa crisi vi è certamente la guerra in Ucraina e il taglio delle esportazioni di gas russo verso l’Europa: tuttavia, il comportamento della Russia sui mercati energetici ha esacerbato una situazione già negativa.

La ripresa economica e il ritorno della produzione verso livelli pre-pandemia, condizioni climatiche sfavorevoli in alcune parti del mondo, la riduzione degli investimenti nei settori del gas e del petrolio da parte dei paesi produttori e i lavori di mantenimento di gasdotti e di oleodotti posposti a causa della pandemia, sono tutti fattori che – ben prima dell’invasione russa – stavano già mettendo a dura prova la tenuta del mercato energetico globale.

Fra le conseguenze delle misure adottate dai governi per compensare il taglio delle forniture di gas dalla Russia e far fronte al generale aumento dei prezzi dell’energia c’è l’utilizzo massiccio di fonti energetiche fossili, come il carbone, che la minaccia dei cambiamenti climatici aveva contribuito a far diminuire. Nel 2022 il consumo di carbone a livello mondiale ha raggiunto gli 8 miliardi di tonnellate: +1,2% rispetto al 2021.

La domanda di energia è aumentata a causa della ripresa economica e del ritorno alla produzione a livelli pre-pandemia, ma la crisi del mercato energetico ha reso difficile soddisfare questa domanda. Molti paesi, soprattutto in Europa, hanno dovuto ricorrere a fonti di energia fossile come il carbone per compensare la mancanza di gas, ma questo ha avuto un impatto negativo sull’ambiente.

La transizione energetica è compromessa?

Fortunatamente, questa crisi non sta compromettendo la transizione energetica nel lungo periodo. Infatti, le decisioni sul fronte dell’energia che gli stati stanno adottando oggi includono soprattutto misure emergenziali, atte a contenere l’aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas, e assicurare che l’offerta di energia corrisponda alla domanda. Per il lungo periodo restano fermi gli impegni climatici sottoscritti per contenere il surriscaldamento climatico, come dimostrano il piano europeo RePowerEu (che addirittura si propone di accelerare leggermente la transizione), il pacchetto di misure statunitensi contenuto nell’Inflaction Reduction Act o l’obiettivo cinese di portare al 25% la quota di energia non fossile nel suo mix energetico entro il 2030.

Anche l’India punta a produrre 500 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, mentre il Giappone ha approvato un piano di investimenti per aumentare la produzione di energia nucleare e da fonti a basse emissioni – come l’idrogeno e l’ammoniaca verde. Sulla stessa linea si stanno muovendo la Corea del Sud e molti altri paesi.

In sintesi, la crisi energetica del 2022 ha creato difficoltà immediate, ma non sta compromettendo la transizione verso fonti di energia rinnovabili a lungo termine. I governi continuano a lavorare per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la produzione di energia pulita, nonostante le difficoltà del mercato attuale. Ma il percorso è ancora molto lungo e tortuoso!


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