Isole di calore: perché le città si scaldano più in fretta e come si può rimediare

Di , scritto il 18 Giugno 2013

isole di caloreSi chiamano isole di calore (in inglese, urban heat islands) le zone urbane che presentano un microclima più caldo rispetto alle circostanti zone periferiche e rurali. Non è un fenomeno nuovo, ne esistono documentazioni fin dall’800. Il fenomeno è dovuto alla concomitanza di vari fattori: abbattimento degli alberi, cementificazione del suolo, copertura di torrenti e rigagnoli, costruzione di enormi edifici, fumi emessi dalle ciminiere delle fabbriche, scarichi delle marmitte delle auto in circolazione. Il colore scuro del manto stradale e dei tetti attira il calore fino a 7 gradi centigradi in più rispetto a costruzioni di colore bianco. Le superfici cementificate, poi, sono impermeabili all’acqua piovana, che vi scorre sopra senza riuscire a raffreddare il terreno come avviene nelle campagne. Gli edifici bloccano le brezze e le correnti d’aria e irradiano il calore, specialmente sulle strade più strette, come avviene sulle pareti di un canyon. Per proteggersi dalla calura i cittadini accendono gli impianti di climatizzazione che non soltanto diffondo nell’aria della città esalazioni calde, ma consumano energia provocando altre esalazioni calde dalle centrali elettriche: in pratica, una situazione da serpente che si morde la coda!

E si tenga presente che l’isola di calore non è soltanto quella di superficie (che risulta più intensa nel tardo pomeriggio e meno di notte), ma anche quella atmosferica al di sopra delle città, che si forma con la dissipazione del calore durante la notte.

In alcune città questo fenomeno è particolarmente spiccato per via della loro posizione, con un’alterazione della cadenza naturale delle stagioni. E’ il caso di Baltimora, negli Stati Uniti, che soffre più del dovuto per via della vicinanza geografica con la capitale Washington: trovandosi sottovento rispetto a quest’ultima, vede bloccare i venti che altrimenti riuscirebbero a raffreddarla di qualche grado. Per questo a Baltimora la primavera arriva sempre con due settimane in anticipo.

Le isole di calore hanno ovviamente un grosso impatto sui cambiamenti climatici. Quali interventi potrebbero almeno in parte mitigare questo fenomeno?
* Un numero maggiore di alberi, che procurano ombra, trattengono l’umidità, assorbono acqua con le radici e la rilasciano mediante le foglie (il processo si chiama evapotraspirazione). In pratica, ogni albero è una capsula di raffreddamento.
* Molto utile anche quella che in inglese si chiama ‘cool pavement technology’, che utilizza colori freddi e rivestimenti che riflettono il sole fino a 10 volte di più di quelli tradizionali.
* Si rivela interessante anche la pavimentazione a piastrelle forate nelle quali l’erba può crescere, che può essere adatta nei parcheggi e nelle strade private: oltre a respingere la luce del sole invece di assorbirla, l’erba trattiene anche l’acqua piovana.
* Anche i giardini sui tetti offrono enormi benefici per il raffrescamento degli edifici – oltre che per la produzione di ossigeno e di ortaggi o frutta.


2 commenti su “Isole di calore: perché le città si scaldano più in fretta e come si può rimediare”
  1. […] sulla temperatura e sul clima: maggiore è il numero di alberi in una città, più si riduce l’effetto “isola di calore” causato dalla riflessione dei raggi solari sulle superfici di cemento. Una buona quantità di […]

  2. […] l’uso dei condizionatori, strumenti altamente energivori e che peggiorano la condizione delle isole di calore. Qui qualche idea per come sopravvivere alla calura estiva senza usare il […]


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