Piante grasse: l’ABC per coltivarle in casa

Di , scritto il 16 Aprile 2014

piante grasseIl nome preciso di quelle che di solito definiamo impropriamente “piante grasse” sarebbe “piante succulente”. Si tratta di vegetali che hanno sviluppato strategie di sopravvivenza agli ambienti estremi molto interessanti da studiare. Riescono infatti a vivere in zone molto aride, anche desertiche. E non si tratta soltanto dei cactus (che da soli includono circa 2000 specie), ma anche di altre con caratteristiche affini: ad esempio, la forma globulare o sferoidale che offre maggiore volume (ovvero, capacità di contenere acqua) con la minore superficie. Altre caratteristiche comuni sono l’assenza di foglie (che produrrebbero traspirazione e perdita di acqua), il completo rivestimento di spine per proteggersi dagli animali erbivori. Spesso le piante grasse hanno una forma costolata e anche questa è una caratteristica derivata dall’evoluzione: le rientranze generano delle zone di ombra quando il sole colpisce la pianta che favorisce la formazione di microcorrenti di aria atte a permettere il raffreddamento della pianta, proprio come avviene in un radiatore.

Molte piante succulente, come le piante di montagna non sono ricoperte da spine ma da un vello peloso, che protegge dal raffreddamento come dal caldo. Infatti di solito la peluria è bianca e anche grazie al suo colore che non assorbe le radiazione impedisce alle alte temperature di incidere in modo troppo intenso sulla pianta.

Chi vuole intraprendere la coltivazione delle piante grasse, bellissime a vedere e praticamente “indistruttibili”, deve tenere presente il fatto che, rispetto alle altre specie, crescono molto lentamente proprio perché hanno un metabolismo diverso dal normale per limitare la traspirazione. La fotosintesi delle succulente è diversa da quella tradizionale: l’anidride carbonica viene prelevata durante la notte perché di giorno fa troppo caldo e la perdita di acqua sarebbe 5-6 volte superiore.

Le piante grasse hanno bisogno di luce forte, quindi conviene posizionarle su una finestra o su un balcone che guarda a sud. Non tutte le specie però sono uguali: alcune temono la luce diretta del sole e lo si capisce dal fatto che le foglie scuriscono o diventano bianche: in questo caso, meglio scostarle un po’ dai raggi diretti del sole.

Per quanto riguarda le temperature, molti temono che le piante grasse non tollerino il freddo, ma questo non è affatto vero, anche perché sono abituate alla forte escursione termica del deserto.

Di quanta acqua hanno bisogno? Pochissima d’inverno: è sufficiente innaffiarle ogni due mesi per non provocare formazione di marciume delle radici. D’estate la quota d’acqua si può aumentare leggermente, ma il terriccio deve risultare perfettamente asciutto prima di una nuova innaffiatura. Una pianta eccessivamente bagnata avrà foglie morbide e scolorite, oppure giallastre. In questo caso vale la pena di toglierle dal vaso, guardare le radici, eliminando quelle già marce e travasarle in terriccio asciutto.

Per quanto riguarda il fertilizzante, se ne può usare una piccola quantità del tipo classico per le piante da appartamento, ma soltanto in primavera e in estate, le stagioni in cui la pianta cresce, mentre in autunno e inverno si “riposa”.

1 commento su “Piante grasse: l’ABC per coltivarle in casa”
  1. […] per un ecowedding o nozze ecologiche che dir si voglia. Abbiamo anche più volte parlato delle piante grasse, come vegetali quasi indistruttibili, che hanno bisogno di pochissima acqua e cure, e in compenso […]


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