Le anatre come ausilio ecologico nella coltivazione del riso

Di , scritto il 06 Aprile 2019

La risicoltura in Italia potrebbe trarre giovamento da una soluzione già usata su scala relativamente vasta in paesi grandi produttori di riso come il Giappone, il Bangladesh, le Filippine e il Vietnam. In molte risaie dell’estremo oriente si è infatti recentemente riscoperta un’antica tecnica di integrazione delle anatre nelle risaie, che si è rivelata vantaggiosa in termini di benefici sociali, economici e ambientali. In questo tipo di pratica zootecnico-agricola, le anatre vengono lasciate libere nelle risaie dopo 10-20 giorni dal trapianto di riso fino al momento della fioritura. L’integrazione delle anatre nelle risaie crea un rapporto simbiotico tra cereale e animale, con benefici reciproci:

  • Le anatre si nutrono mangiano insetti ed erbe nocive evitando così l’uso di pesticidi chimici e il diserbo manuale nella risaia (lasciano intatti i germogli di riso perché risultano loro indigesti).
  • Le deiezioni delle anatre agisce come fertilizzante naturale per la risicoltura evitando l’uso di fertilizzanti chimici.
  • Il continuo movimento delle anatre in risaia fornisce un stimolazione naturale e un’aerazione naturali del terreno che aumenta la disponibilità di sostanze nutritive come azoto, fosforo e potassio – assai importanti per la coltura del riso.
  • Questa integrazione minimizza i costi di produzione, aumenta la produttività del riso, produce benefici ambientali e anche un aumento del reddito degli agricoltori mediante la vendita parallela di riso biologico e di carne d’anatra (di alto valore proteico per popolazioni spesso soggette a malnutrizione). Si è stimato che questa soluzione possa aumentare la produttività del riso del 20% e il profitto netto per gli agricoltori di ben il 50%.


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