Come scegliere l’olio di cocco se si ha a cuore l’ambiente

Di , scritto il 06 Marzo 2019

L’olio di cocco è un olio vegetale, che a temperatura ambiente ha l’aspetto di un burro, ottenuto dall’endosperma essiccato e pressato della noce di cocco, anche noto come copra. Tra gli oli vegetali è quello che contiene più grassi saturi ed è ampiamente usato nell’industria oleochimica, per la produzione di tensioattivi, farmaci e cosmetici, ma è prezioso anche per l’alimentazione umana: gli studi dimostrano infatti che l’olio di cocco può influenzare positivamente il metabolismo grazie all’alta percentuale di acido laurico, che aumenta il livello di colesterolo “buono”, l’HDL. Non è un caso che l’olio di cocco sia un alimento base per milioni di persone in Asia, dove malattie come l’infarto, il diabete e l’ictus sono assai rare. Tuttavia, a causa dell’elevato tenore in acidi grassi saturi, l’olio di cocco non può diventare l’unico tipo di grasso utilizzato in cucina, ma va sempre concepito nel contesto di una dieta sana ed equilibrata. In particolare, vista l’altra presenza di acidi grassi saturi, l’olio di cocco è estremamente stabile al calore e particolarmente adatto alla frittura, poiché tra tutti gli oli è quello con il punto di fumo più alto. Oltre a questo l’olio di cocco è anche ottimo per la cura del corpo, per nutrire e idratare sia i capelli che la pelle.

Naturalmente non tutto l’olio di cocco che si trova in circolazione è raccomandabile. Occorre nella sua produzione vengano rispettate alcune condizioni: deve essere coltivato con metodi biologici, da aziende eque e solidali e lavorato in modo naturale.

La coltivazione biologica evita di ritrovarsi con pesticidi ed erbicidi nel cibo o sulla pelle. Le piantagioni tradizionali biologiche sono facilmente individuabili: sono quelle in cui non crescono solo palme da cocco, ma anche piante come cacao, caffè, banane o pepe. La coltivazione mista fornisce agli agricoltori anche altre fonti di reddito e permette di evitare l’utilizzo di fertilizzanti minerali, perché i nutrienti vengono sempre restituiti al terreno dalle coltivazioni stesse, anche dagli scarti di potatura delle piante (ad esempio le fibre di cocco sono molto ricche di potassio).

Le aziende agricole biologiche raccolgono le noci per la prima volta dopo sei anni di crescita della palma. L’albero fruttifica continuamente durante tutto il corso dell’anno, cosicché le noci di cocco sono costantemente prelevabili, quando pesano all’incirca 1 chilogrammo. Il guscio esterno verde della noce di cocco viene rimosso direttamente sul posto ed essendo fibroso viene trasformato in materiale per per la fabbricazione di stuoie e/o l’imbottitura dei materassi. Una volta rimosso il guscio esterno, la polpa del frutto deve essere lavorata rapidamente. Perché l’olio di cocco sia di buona qualità deve essere pressato a freddo, in modo puramente meccanico e senza l’applicazione di calore esterno. Se il colore dell’olio è bianco, significa che è stata pressata solo la copra, se è leggermente brunastro vuol dire che è stata pressata anche la buccia di colore marrone, ma la qualità è sempre ottima, a patto che siano state rispettate le condizioni citate sopra. La temperatura di uscita dell’olio pressato non deve superare i 60 °C. A parte la filtrazione, l’olio non deve essere sottoposto ad altri trattamenti.

Infine, ultimo ma non meno importante, dietro un olio di cocco che vale la pena comprare ci deve essere un sistema di commercio equo e solidale, dove gli agricoltori e i lavoratori sono pagati il giusto e operano in condizioni di lavoro sicure e sane.



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