Centrali a carbone: la più grande minaccia per il clima e per la salute

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centrali a carboneL’attuale sistema energetico mondiale è basato per oltre l’80% sull’utilizzo dei combustibili fossili: petrolio, carbone e gas naturale. Anche i bambini sanno che, oltre a trattarsi di risorse limitate e non rinnovabili, sono anche materiali altamente inquinanti. Oggi, a livello globale il carbone è il combustibile più usato dopo il petrolio ed è la maggiore fonte per la produzione di energia elettrica, con tre tipi di impatto negativo: sul livello di inquinamento, sul clima del Pianeta e sulla salute di tutti gli organismi viventi.

Attualmente in Italia sono in funzione 13 centrali a carbone, che lo scorso anno hanno generato il 13,7% del fabbisogno elettrico complessivo ma hanno immesso nell’atmosfera oltre 40 milioni di tonnellate di CO2 – pari a oltre un terzo delle emissioni del sistema elettrico nazionale. Tra l’altro, il carbone utilizzato nel nostro Paese è quasi interamente importato, perché il nostro Paese è praticamente privo di risorse carbonifere. Tuttavia, produrre energia con il carbone costa poco e rende molto – se ci si scorda di calcolare i costi per la salute e per l’ambiente. Dal punto di vista sanitario, la combustione del carbone immette nell’aria oltre 80 sostanze pericolose e metalli pesanti con effetti ben noti come l’asma, le infezioni polmonari, tumori, infertilità maschile, malformazione dei feti. L’impatto sulla salute delle 13 centrali italiane attive è stato studiato seriamente e stimato tra i 500 e le 550 morti premature ogni anno soltanto a causa di due delle sostanze citate: le polveri ultrasottili (PM2.5) e l’ozono.

Ma la nazione del mondo che vive più drammaticamente la scelta di utilizzare centrali a carbone è sicuramente la Cina, continuamente in emergenza per il livello di inquinanti. Se la soglia di rischio per l’OMS è di 25 microgrammi per metro cubo di aria, in Cina si superano tranquillamente i 400 microgrammi, con punte di 900 microgrammi. In una situazione del genere, anche il consiglio di restare in casa non limita il danno per la salute dei cinesi, come risulta chiaro dalle stime sulle morti premature nel grande gigante asiatico.

Per tornare al nostro Paese, la Rete costituisce sicuramente un ottimo mezzo per lottare su questo fronte: ad esempio testimoniare su Internet i danni apportati dall’inquinamento nella propria zona e fare delle richieste. Ricordiamo le campagne di Change.org e la storia di Ilaria una ragazza savonese malata di linfoma di Hodgkin (con molta probabilità per aver sempre vissuto nei pressi di una centrale a carbone), ha raccontato la sua storia e portato avanti una petizione che alla fine ha convinto ENEL a non convertire l’impianto di Porte Tollo come aveva in programma di fare nella zona del delta del Po. L’hashtag utilizzato per comunicare sui social network è stato per tutto il tempo #bastacarbone.


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