Fitorimediazione: ripulire il terreno dagli inquinanti con l’ausilio delle piante

Di , scritto il 14 Settembre 2012

biorimediazioneLe piante sono alla base dell’ecosistema: se un inquinante entra nel nostro habitat viene prima di tutto assorbito dai vegetali, che poi sono mangiati dagli animali e, direttamente o indirettamente, anche dall’uomo. Per questo è estremamente importante che i terreni agricoli siano privi di inquinanti e irrigati con acqua di qualità.

Il risvolto di questa proprietà tipica dei vegetali è che le piante possono offrire all’uomo un aiuto prezioso sia nel monitoraggio della contaminazione dei suoli e della acque che nella loro de-contaminazione o quanto meno nella riduzione dell’inquinamento.

Di quest’ultimo aspetto si occupa la fitorimediazione (in inglese, phytoremediation), un metodo per rimuovere gli agenti inquinanti dal terreno mediante l’uso di piante. Questo settore della biorimediazione (una disciplina più ampia che utilizza anche microorganismi o miceti) sfrutta alcune specie vegetali chiamate iperaccumulatori, capaci di assorbire sostanze tossiche presenti nel suolo o nell’acqua – come metalli, pesticidi, solventi, esplosivi, petrolio greggio e suoi derivati.

Allo stato si conoscono almeno 450 specie vegetali capaci di iperaccumulare i metalli. Si utilizzano piante dalla crescita veloce, che richiedono molta acqua, molte di esse sono graminacee; le radici delle piante assorbono l’acqua e le sostanze biodisponibili contenute nel terreno (inclusi i contaminanti), li portano lungo il tronco e i rami fino alle foglie e ai frutti. Raccogliendo ed eliminando le foglie o i frutti il terreno si decontamina – almeno in parte.

Non si tratta di una pratica veloce né di una panacea, ma di un sistema buono e non invasivo per bonificare i terreni da alcune sostanze non diversamente eliminabili senza necessità di scavare o sostituire il suolo contaminato.

I costi della biorimediazione sono solitamente inferiori ad altri metodi di decontaminazione e i risultati sono facilmente monitorabili. Purtroppo il raggio di azione è limitato all’area e alla profondità occupata dalle radici e questo non è certo un vantaggio. Inoltre, se a essere inquinata è la falda acquifera, a poco servirà la piantumazione del terreno.

In ogni caso, le piante “intossicate” devono essere eliminate in maniera corretta con procedure ad hoc: di solito, lo si fa mediante incenerimento. Comunque esse non devono entrare nel ciclo normale dei rifiuti da compostaggio o da discarica. La ricerca attuale tenta di “compartimentare” il più possibile l’inquinante: ad esempio, farlo dirigere nelle foglie, in modo da eliminare solo quelle e di mantenere viva la pianta.

3 commenti su “Fitorimediazione: ripulire il terreno dagli inquinanti con l’ausilio delle piante”
  1. […] eliminare l’inquinamento dal terreno (con un processo di cui abbiamo già parlato, definito fitorimediazione o  phytoremediation), e ottenere dal suolo una sostanza preziosa in maniera […]

  2. […] strada le ricerche sulle tecniche di fitodecontaminazione o fitorimediazione (ne abbiamo parlato qui), che prevedono l’utilizzo di vegetali come il girasole o la brassica, capaci di estrarre dal […]

  3. […] terreno e lavorazione in appositi impianti mediante l’utilizzo di mezzi fisici e chimici. Il biorisanamento (in inglese, bioremediation), ovvero la degradazione di determinate molecole mediante agenti […]


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