Bike-sharing: così la bicicletta diventa un mezzo pubblico

Di , scritto il 07 Settembre 2010

Le nostre città sono sempre più trafficate e inquinate: è lapalissiana la conclusione che ci conviene usare l’auto il meno possibile. Ma bisogna ammettere che a volte anche i mezzi pubblici di superficie sono lenti, oppure non consentono scorciatoie per il percorso più breve tra due punti. Con i sistemi di bike-sharing, le aziende dei trasporti di varie città italiane offrono ai cittadini un certo numero di biciclette pubbliche, collegate a un sistema di monitoraggio in tempo reale per la presa e il deposito.

A Milano il servizio si chiama BikeMi e permette di usufruire di biciclette pubbliche per brevi spostamenti (al massimo 2 ore), in maniera integrata con tram, metro, pullman e rete ferroviaria. Al momento sono disponibili un centinaio di postazioni BikeMi (ma il loro numero è destinato a salire), tutte poste nelle vicinanze di stazioni ferroviarie, università, ospedali, siti di interesse turistico, fermate della metropolitana, centri amministrativi, commerciali e parcheggi. Occorre sottoscrivere un abbonamento (annuale o occasionale, ma non stiamo a dare tutti i dettagli, che sono perfettamente spiegati sul sito) e poi scegliere da quale stazione partire. Accostando la tessera a un apposito sensore, appare sul display il numero della bici da utilizzare tra quelle ancorate alle colonnine del cicloposteggio. La prima mezz’ora di uso della bicicletta è gratuita. I dati dicono che l’utilizzo medio degli utenti è di 15 minuti, perciò per la maggior parte delle persone, il tempo è tempo sufficiente per arrivare a destinazione a costo zero. Ogni mezz’ora aggiuntiva costa 50 centesimi. Lasciata la bicicletta nel posteggio più vicino al luogo da raggiungere, basterà qualche minuto a piedi per arrivarci.

Un modo davvero intelligente per inquinare di meno e mantenersi in forma. Analoghi e altrettanto lodevoli i progetti Bicincittà, che coinvolge vari comuni italiani dal Piemonte alla Sicilia e CentroInBici, che offre una chiave codificata (ovviamente non duplicabile) mediante la quale si possono aprire e usare le biciclette disponibili in 95 comuni italiani. Con l’ulteriore vantaggio che questo sistema di bike sharing è alimentato mediante energie rinnovabili.

3 commenti su “Bike-sharing: così la bicicletta diventa un mezzo pubblico”
  1. […] Si chiama free-floating questo tipo di bike sharing di invenzione cinese che, dopo avere ottenuto successo in vari stati ora sbarca anche in Italia. Il principio è semplice. Si cerca una bicicletta mediante un’app, la si utilizza e poi la si lascia dove si vuole, senza essere obbligati a parcheggiarla nelle apposite rastrelliere come avveniva per il bike sharing tradizionale come BikeMi. […]

  2. […] chiama Autolib’ – nome ispirato al servizio di bike sharing Velib’ che lo ha preceduto nel tempo. Dalla fine del 2011, chi lo desidera può affittare […]

  3. […] rialzi, marciapiedi più alti. E poi aumentare il numero di stazioni e di veicoli per il bike sharing e, non ultimo, permettere alle biciclette di salire sui mezzi pubblici, sui tram, sulla […]


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