Alla scoperta di alcuni tra i più importanti “green brands”

Di , scritto il 07 Agosto 2020
gren brands

Aziende, sostenibilità, ambiente ed etica verde: il nuovo marketing è oggi!

Per una volta nella vita proviamo a essere onesti fino in fondo con noi stessi: la prima cosa che di solito ci viene in mente quando concepiamo il termine marketing è senza dubbio quel “bellum omnium contra omnes” che vede protagoniste aziende, piccole, medie o grandi non fa alcuna differenza, che sono solite darsi battaglia per conquistare il proprio mercato di riferimento a suon di slogan, pubblicità e tentativi, spesso ben riusciti, di propinarci un qualsiasi oggetto di cui non abbiamo proprio bisogno.

Chiediamo scusa al filosofo Thomas Hobbes se abbiamo osato prendere in prestito la sua celeberrima frase latina che meglio di tante altre descrive lo stato di natura quale luogo in cui è l’egoismo e la voglia di prevaricare a spadroneggiare, ma in fondo quando parliamo appunto di meravigliose tecniche per sedurre l’ignaro acquirente non riusciamo a pensare che a quello.

E invece in parte stiamo sbagliando; da alcuni anni molte imprese hanno compreso come, al di là del mero profitto, sia indispensabile stilare business plan che siano rispettosi della natura e dell’ecosistema più in generale. Ecco a voi un esempio per farvi meglio comprendere ciò di cui andremo a discorrere: una realtà come Timberland, brand di scarpe piuttosto rinomato, utilizza solo ed esclusivamente materiali riciclabili e rinnovabili per le iconiche calzature che esporta in tutto il mondo. Questo approccio a impatto zero, ci teniamo a sottolinearlo, non è una novità per questo marchio che fin dalla sua nascita ha operato secondo un’etica verde. Olderbrother invece, azienda con sede a Portland, ricicla addirittura vecchi indumenti per creare pezzi nuovi e unici adatti sia a donne che a uomini. Che dire poi di Bananatex® e del tessuto ricavato dalla fibra di banano? E l’ecosistema ovviamente ringrazia!

Patagonia, The North Face e non solo

E non è finita qui: Patagonia e The North Face, l’una un’impresa tessile statunitense specializzata in abbigliamento sportivo e da esterni mentre l’altra un famoso player a stelle e strisce competente nel realizzare vestiti e accessori per la montagna, si impegnano, ormai da anni, per quanto concerne il rispetto dell’ambiente promuovendo una filiera produttiva di tipo green.

Così facendo possono da un lato “educare”, attraverso le loro virtuose azioni, le attuali e le future generazioni alla conservazione degli habitat, oggi tematica prioritaria, e dall’altro lato far conoscere a un ampio pubblico di acquirenti/testimonial i valori collegati a una vision che punta sulla preservazione del pianeta in cui dimoriamo.

I brands, di cui sopra, non sono gli unici “attenti all’ambiente”, infatti negli ultimi anni sempre più aziende si stanno impegnando per rendere i propri spazi lavorativi più sostenibili attraverso l’introduzione di nuove regole. Per esempio, rimuovere totalmente i prodotti monouso di plastica è stata la soluzione più adatta in corrispondenza della Giornata della Terra 2018, che aveva l’obiettivo di eliminare l’inquinamento da plastica in tutto il mondo.

Fatta questa doverosa e sentita precisazione, non scordiamoci in ultima istanza l’operato di attori eco-friendly come Nike e la sua campagna “Move to Zero”: questa iniziativa, che mirava ad azzerare la produzione di rifiuti e le emissioni di carbonio, ha avuto come scopo ultimo quello di sviluppare capi di abbigliamento i più sostenibili possibili. Una bella idea che non è certo passata inosservata in questa calda estate 2020.

Come è cambiato il processo produttivo

sostenibilità

Menzionarvi alcuni tra i più importanti green brands è miglior modo che conosciamo per farvi comprendere come il concetto di marketing si sia evoluto nel tempo: dalla sfrenata corsa (per nulla etica) alle vendite che noi tutti conosciamo, siamo passati, soprattutto negli ultimi dieci anni, a una promozione commerciale che vive e prospera solo se attenta a sostenibilità, ambiente ed etica verde.

Oggi ciò che conta non è più il prodotto in sé e per sé ma come esso sia stato fabbricato e attraverso quali processi improntati alla responsabilità sociale d’impresa di ultima generazione acquisirà quel valore che lo rende ecologicamente sicuro.

La strada è stata dunque tracciata e noi non possiamo fare altro che sperare che questa nuova forma di marketing venga seguita dalle imprese di tutto il mondo. In questo modo crediamo che anche i singoli cittadini capiranno davvero quanto sia oggi importante salvare il Pianeta Terra da fine certa.

Nel frattempo ringraziamo vivamente i marchi che associano alla conservazione dell’habitat mondiale pratiche commerciali finalmente irreprensibili!


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