Inquinamento e CO2: l’influenza dell’uomo

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Inquinamento

La Terra quest’anno ha raggiunto un record storico tutt’altro che positivo e rassicurante: tra aprile e maggio infatti è stata superata la soglia simbolica per la CO2 presente in atmosfera, arrivata a 421 parti per milione (ppm). Per far capire la gravità di quanto sta accadendo è sufficiente dire che per circa 6.000 anni il livello di CO2 era rimasto stabilmente intorno ai 280 ppm.

Chi sia il responsabile principale di questo incremento è presto detto: l’uomo. L’industrializzazione e tutte le attività svolte dall’essere umano, e persino la sua stessa presenza sul Pianeta, hanno generato un inquinamento repentino che peggiorerà andando avanti negli anni.

Gli scienziati stimano che entro il 2060 ci sarà un raddoppio della concentrazione di CO2 nell’aria, con conseguente aumento della temperatura media globale.

Ciascun soggetto è implicato in questo processo, e oltre a intervenire per cercare di invertire la tendenza in atto, farebbe bene a conoscere anche il quantitativo di emissioni prodotte durante le attività di ogni giorno.

Quanta CO2 si genera al giorno

All’anno un uomo genera nell’atmosfera emissioni di CO2 pari a 26 Gt (miliardi di tonnellate). In Italia, sempre considerando lo stesso arco di tempo, sono circa 400 milioni le tonnellate di anidride carbonica prodotte. Solo in ambito domestico 1,3 tonnellate di gas vengono impiegate per il consumo domestico di una famiglia media. Prendendo la singola unità e spostandosi su un contesto più generico, un italiano emette in media 5.533 chili di anidride carbonica. Di questi, 2.033 chili (37%) vengono dai trasporti, 1.800 (33%) da alimentazione e rifiuti, 1.400 (25%) dal riscaldamento e 300 (5%) da illuminazione ed elettrodomestici.

A provocare inquinamento anche l’uso degli apparecchi elettronici: solo inviando un messaggio su Whatsapp si generano 50 grammi di CO2, mentre per un’email si arriva a 4 g di CO2 se è in formato standard, mentre con allegati può arrivare a quantitativo pari a quello di un messaggio Whatsapp.

Sempre restando in campo digitale, ogni utente di Internet emette all’incirca 400 grammi di anidride carbonica, pari a due chilometri percorsi con un’auto a benzina.

Anidride carbonica in casa

Osservando i dati appena illustrati risulta lampante che l’inquinamento non si trova solo negli spazi esterni, ma che anche luoghi chiusi come uffici, scuole e case possono nascondere un quantitativo non indifferente di CO2, anche se l’impressione è di vivere in un ambiente incontaminato. 

Passando buona parte della propria esistenza in contesti interni, a maggior ragione è importante prendere atto di questa problematica e adottare accorgimenti per contrastarla o monitorare il livello di salubrità dell’aria, installando dei sensori per rilevare la concentrazione di CO2 e, in base ai risultati registrati, intervenire di conseguenza. Gli agenti inquinanti in queste aree sono più concentrati rispetto all’esterno per via dell’effetto “intrappolamento”, dovuto alla presenza di pareti, pavimenti, mobili e arredi vari che li bloccano in un preciso punto.

Inoltre le attività umane che si svolgono negli spazi indoor sprigionano anch’esse sostanze inquinanti, come quelle derivanti dall’uso degli elettrodomestici o dagli impianti di riscaldamento, e altre sono proprie degli ambienti stessi come polvere, materiali, pitture e vernici con cui sono costruiti.

A determinare l’accumulo di anidride carbonica anche il numero di occupanti presenti, e le concentrazioni di gas più alte solitamente si registrano nelle stanze dove questi trascorrono la maggior parte del loro tempo. All’aumentare delle persone presenti in un ambiente confinato e in assenza di adeguata ventilazione, incrementa l’insoddisfazione degli inquilini a causa del formarsi di una sorta di “aria viziata”, percepita come sgradevole.

Un’atmosfera che rischia di crearsi anche per via di impianti di condizionamento mal progettati o in cattivo stato di pulizia e manutenzione. L’errata collocazione delle prese d’aria in prossimità di elevate aree di inquinamento infatti può portare alla penetrazione di sostanze contaminanti dall’esterno.

Processi di combustione legati alla cottura dei cibi o derivanti dagli impianti di riscaldamento contribuiscono a incentivare la dispersione di anidride carbonica nell’ambiente, ed è per tale motivo che utilizzare apparecchiature all’avanguardia deve diventare una prerogativa, così da limitare il fenomeno.

In Italia inoltre gran parte dell’energia elettrica continua a essere prodotta da centrali alimentate con combustibili fossili come il carbone, generatore di un’alta impronta di anidride carbonica, che spinge a ripensare le proprie pratiche quotidiane per abbassarla, come mettere gli apparecchi elettronici in standby o sfruttare al massimo la luce naturale.

Come funziona la misurazione dei sensori In luoghi al chiuso come case, uffici e scuole, quindi anche particolarmente affollati, per controllare la salubrità dell’aria si installano dispositivi per misurare la quantità di Co2 presente, concentrazione che per ritenersi ottimale non deve superare i 1000 ppm. Noti anche come sensori, questi apparecchi segnalano il grado di inquinamento atmosferico che può essere determinato da vari agenti, diagnosticando la presenza di particelle specifiche. I sensori possono individuare persino il livello di umidità e la temperatura dello spazio domestico. Quelli di ultima generazione sono associati al cellulare tramite specifiche applicazioni, oppure le informazioni registrate vengono visualizzate direttamente sul monitor del dispositivo. Se rilevano un’alterazione nei valori dell’aria, viene inviato un segnale sul cellulare o si accendono dei raggi infrarossi sullo strumento.

1 commento su “Inquinamento e CO2: l’influenza dell’uomo”
  1. Alkè ha detto:

    È impensabile continuare a produrre tali quantitativi di anidride carbonica quotidianamente. Dai dati presenti nell’articolo è evidente che è necessario ridurre fin da subito la produzione di CO2, per il bene della salute del Pianeta e di coloro che lo abitano: ormai respiriamo aria contaminata anche in ambienti chiusi e apparentemente sicuri, come uffici, scuole o addirittura le proprie abitazioni. Sappiamo bene che buona parte dell’inquinamento dell’aria viene prodotto dai mezzi di trasporto, ancora troppo spesso alimentati da combustibili come benzina o diesel. Speriamo che la transizione a veicoli elettrici, sia pubblici sia privati, avvenga quanto prima e sia incentivata (anche economicamente) al meglio. È essenziale diminuire la presenza di mezzi di trasporto inquinanti quando prima, se vogliamo ancora rallentare il cambiamento climatico in atto e preservare la nostra salute.


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