L’Amazzonia, il polmone del mondo: da capire e difendere

Di , scritto il 24 Gennaio 2011

Nel 2011, proclamato dall’ONU Anno Internazionale delle Foreste, l’Amazzonia merita da parte di tutti un’attenzione particolare che serva a stimolare nell’opinione pubblica l’importanza della sua conservazione, anche se la distanza geografica è notevole e pochi di noi avranno la fortuna di vederla nella vita. Con i suoi 6,5 milioni di chilometri quadrati, è la foresta più grande del pianeta, pari al 30% delle foreste esistenti sulla Terra. Si estende su un territorio immenso, tra Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Perù, Venezuela e Suriname. Se si escludono i ghiacciai, l’Amazzonia è la più grande riserva idrica del mondo (il 20% di acqua dolce del pianeta si trova qui). Questa ricchezza non è soltanto riposta nel Rio delle Amazzoni, nel Rio Negro e negli altri numerosi fiumi e canali che la solcano, ma anche nelle falde acquifere. L’Amazzonia è poi la regione in cui sopravvive il maggior numero di specie animali e vegetali, di organismi e microorganismi: quindi un vero e proprio archivio vivente della biodiversità. Praticamente, l’Amazzonia è l’ultimo lembo di ecosistema perfetto rimasto sulla Terra.

Come tutti sanno, l’immenso patrimonio di verde, acqua e vita dell’Amazzonia rischia di essere compromesso dalla piaga della deforestazione: 20.000 chilometri quadrati di foresta vengono distrutti ogni anno per ottenere legname, costruire strade, ottenere terre da coltivare e pascoli per allevare bestiame. In passato la foresta era in pericolo per via dello sfruttamento degli alberi della gomma, oggi il pericolo si chiama piuttosto “richiesta di legname”, “terra per il bestiame”, “coltivazioni di soia”, purtroppo anche soia transgenica.

Dove sparisce la foresta arriva il deserto, perché i suoli riconvertiti restano produttivi solo per pochi anni, dopodiché diventano inutilizzabili. Le conseguenze? Diminuzione della biodiversità, ma soprattutto incremento del livello di anidride carbonica nell’atmosfera (con accelerazione del surriscaldamento) e ridotta ossigenazione del pianeta. Con la scomparsa della foresta in Amazzonia il respiro del mondo si fa più difficile.

L’Amazzonia è una terra generosa, con una grande capacità di rigenerazione. Ma è importante che l’uomo smetta di modificarne l’equilibrio originario e di sfruttarne le risorse in maniera indiscriminata. Per rimboscare un ettaro di foresta occorrono circa 2000 euro, la stessa cifra è il guadagno netto che si ottiene vendendo un ettaro di alberi. Come dire: tornare indietro costa tanto, e per riparare ai danni già fatti bisogna correre. Ambientalismo, sovvenzioni ed ecoturismo possono fare la loro parte ed essere degli strumenti virtuosi per preservarla. Per esempio, l’ecoturismo in Amazzonia, contrapponendosi al turismo indiscriminato che crea profitto solo per i contrabbandieri, distribuisce il reddito e allarga i benefici anche alle popolazioni locali; ma deve essere un turismo veramente attento, che evita di aggiungersi all’azione di saccheggio. Inoltre, servono finanziamenti internazionali, fondi di manutenzione delle terre e sovvenzioni a coloro che sono già impegnati a riconvertire le aree sfruttate. Per sentirci maggiormente motivati basterebbe pensare che, se proteggiamo l’Amazzonia, proteggiamo noi stessi.

2 commenti su “L’Amazzonia, il polmone del mondo: da capire e difendere”
  1. […] è un buon obbiettivo raggiunto per il governo di Brasilia, per il quale la deforestazione della foresta amazzonica è una spina nel fianco. La diminuzione del 27% del disboscamento in un anno è un vero […]

  2. Giiulia ha detto:

    vorrei sapere perchè è detta polmone della terra!!!


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