Perché l’abbigliamento low-cost risulta dannoso per l’ambiente

Di , scritto il 18 Aprile 2018

Comprare, comprare, comprare – abiti, calzature e accessori a prezzi bassi, a volte bassissimi. Così si potrebbe descrivere il comportamento odierno di molti di noi. La produzione di abbigliamento sta aumentando in tutto il mondo, ma con conseguenze nefaste per l’ambiente.

Oggi come oggi difficilmente si rammenda o si ripara un capo di abbigliamento rovinato: è più semplice comprarne un altro. Molte persone consumano un’eccessiva quantità di articoli e lo fanno troppo rapidamente: basti pensare che tra il 2003 e il 2018 le vendite di in tutto il mondo sono raddoppiate. Qualcuno ha calcolato che in media non conserviamo un capo nemmeno per un anno. Quando non ci serve più lo conferiamo negli appositi cassonetti, da dove spesso i nostri vecchi abiti vengono presi e inviati in paesi in via di sviluppo dell’Africa o dell’Asia. Ma paradossalmente, alcuni di queste nazioni non vogliono più accettare queste forniture: ne hanno già un eccesso.

Alla radice di tutto stanno i prezzi esigui a cui la merce viene venduta al cliente. Ma se il portafoglio è contento il prezzo che l’ambiente paga è molto alto: la produzione tessile mondiale causa oltre l’emissione di un miliardo di tonnellate di CO2 ogni anno – una quantità di gas serra che supera quella emessa da tutti gli aerei e le navi del mondo nel corso di un anno. A questo si aggiungono altri problemi (come l’inquinamento dell’ambiente mediante l’uso di sostanze chimiche tossiche per l’agricoltura intensiva) e lo sfruttamento della manodopera in molti paesi in via di sviluppo.

Che cosa possiamo fare per contrastare il fenomeno? Dovremmo esercitare maggiore pressione sulle aziende affinché producano fibre tessili biologiche dando la preferenza alle aziende che producono materiali senza utilizzare prodotti chimici tossici, ovvero favorendo una produzione tessile più sostenibile. Questi capi di abbigliamento costeranno sicuramente di più – tuttavia questo costituirà per noi un ottimo stimolo per indurci a a comprarne di meno e riutilizzarli il ​​più a lungo possibile, magari riparandoli o rimodernandoli in maniera creativa. Se non cambierà nulla la produzione di abbigliamento nel 2050 sarà triplicata rispetto a quella attuale.



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