Come si può contrastare la desertificazione del pianeta?

Di , scritto il 10 Febbraio 2022
desertificazione

La maggior parte dei deserti del mondo stanno crescendo a un ritmo rapidissimo e sono sempre più vaste le aree dei terreni che divengono sabbiosi e sterili. La buona notizia è che questo processo può essere invertito. Ecco una breve panoramica dei metodi attualmente usati nel mondo per rinverdire il deserto.

Cerchi verdi

Guardando il deserto dell’Arabia Saudita dallo spazio, si scoprono centinaia di cerchi verdi. Ognuno di essi è un campo di circa un chilometro di diametro dove si coltivano cereali, datteri, cetrioli, meloni – nel bel mezzo del deserto. Questo è possibile grazie all’estrazione della cosiddetta acqua fossile (immagazzinata nel sottosuolo a volte da milioni di anni in precedenti periodi umidi), che viene pompata fino alla superficie terrestre prelevandola anche a un chilometro di profondità. Purtroppo le fonti d’acqua sotterranee non vengono rinnovate dai pochi centimetri di pioggia che cadono in queste zone ogni anno. Gli esperti stimano quindi che le riserve d’acqua sotterranee saranno esaurite entro il 2050. Questo anche perché la coltivazione di monocolture non porta alla formazione di un terreno sano che possa trattenere l’umidità a lungo termine. Questo significa anche che il deserto alla fine si riprenderà anche le oasi artificiali.

Scorte di piogge torrenziali

Più sostenibile è il progetto Al Baydha, nei pressi della Mecca. Qui gli esperti di agricoltura delle regioni aride hanno sviluppato un sistema con il quale i terreni secchi vengono riportati in vita con l’aiuto delle rari, ma pur presenti piogge torrenziali. Quando piove in Arabia Saudita, possono cadere anche enormi quantità d’acqua in poco tempo, come è successo lo scorso aprile quando intere città sono state addirittura inondate. Ma il suolo non riesce a immagazzinare tali diluvi. Insieme agli abitanti dei villaggi, gli esperti in agricoltura rigenerativa hanno costruito dighe e terrazze lungo le pareti di roccia che delimitano la valle nell’Arabia Saudita occidentale, insieme a fossati lunghi chilometri. Quando arrivano le piogge l’acqua viene diretta in luoghi dove penetrare lentamente nel terreno. Questo è un metodo che funziona in tutto il mondo e che fu usato dagli Incas molti secoli fa secoli fa.

Energie rinnovabili per indurre la pioggia

Con un’estensione di oltre nove milioni di chilometri quadrati, il Sahara è il più grande deserto della terra e in continua crescita: si pensi che in alcune zone “mangia” quasi 50 chilometri l’anno. L’impiego di pannelli solari e parchi eolici potrebbe contribuire a fermare questo increscioso fenomeno. La superficie nera dei pannelli solari, infatti, riscalda l’aria, che di conseguenza sale più in alto nell’atmosfera. Anche la rotazione di migliaia di turbine eoliche spinge anche l’aria verso l’alto. Quando queste masse d’aria raggiungono altitudini più elevate, si raffreddano: l’umidità si condensa, diventa pioggia e cade. I calcoli mostrano che se un quinto di tutto il Sahara fosse utilizzato per i parchi solari ed eolici, cadrebbe una media di cinque centimetri di pioggia in più all’anno a sud del Sahara. A noi non sembra molto, ma in realtà basterebbe per aumentare la copertura vegetale della regione del 20% dando un enorme impulso all’agricoltura: una situazione vantaggiosa tanto per la popolazione quanto per l’ambiente. L’enorme parco energetico produrrebbe circa quattro volte più elettricità di quanta se ne consuma oggi nel mondo, il che potrebbe contribuire allo sviluppo sostenibile nel continente africano. Se solo ci fosse la volontà politica di attuare progetto, anche i costi giganteschi di circa 20 trilioni di dollari non sarebbero un problema.

Inversione della desertificazione

Un altro approccio per rendere il deserto di nuovo fertile è stato provato in Cina con successo. Nel 1988 fu iniziata la piantumazione di alberi nel deserto di Kubuqi, a nord-ovest di Pechino, soprattutto per proteggere le vie di trasporto di una miniera di sale. Negli ultimi decenni l’iniziativa è diventata uno dei programmi di riforestazione più riusciti al mondo. Lo sviluppo di nuovi metodi di piantagione ha giocato un ruolo decisivo. Dei getti d’acqua speciali vengono usati per praticare un foro nel terreno e contemporaneamente annaffiare le giovani piante, ottimizzando la resa dell’acqua. Inoltre vengono sistemati dei rotoli di paglia sulle dune per proteggere le giovani piante dal vento. L’inverdimento del deserto del Kubuqi ha avuto un impatto fino alla megalopoli di Pechino, a 800 chilometri di distanza, dove l’inquinamento dell’aria causato dalle tempeste di sabbia del vicino deserto è diminuito significativamente.

È dunque possibile far rivivere i suoli insabbiati e la vegetazione e ripristinare i cicli dell’acqua – sia con metodi naturali che con l’hi-tech. Ma finora si è ritenuto che i costi e gli sforzi necessari per ritrasformare tutte le aree devastate del pianeta in terreni sani siano troppo ingenti. Eppure, è soltanto frenando l’attuale sfruttamento eccessivo dei suoli e delle risorse idriche e applicando nuovi metodi di contrasto alla desertificazione che il Pianeta potrà continuare a respirare in futuro.

Foto di Francesco Ungaro da Pexels


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