Disastro ambientale: il reato che non c’è

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Disastro ambientale sentenzaNegli ultimi giorni, i media sono tornati nuovamente a parlare di “disastro ambientale” a proposito della sentenza della Cassazione in proposito all’azienda Eternit. In realtà nel nostro paese non solo non esiste una nozione giuridica del reato in questione ma anche la sanzione dello stesso è colpevolmente inadeguata rispetto al resto d’Europa.

Nel nostro ordinamento infatti, il disastro ambientale non gode di una definizione precisa che lo qualifichi, ma viene desunto associando l’articolo che definisce il concetto di ‘ambiente’ a quello, molto più generico, di ‘disastro’. Il risultato è una fattispecie di difficile applicazione ai casi reali e quindi meno efficace di quanto dovrebbe essere.

Persino all’interno del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006) non è presente alcuna definizione. Cosa forse ancora più grave, mancando totalmente un collegamento con le sanzioni di tipo penale, questo tipo di reato risulta punibile solo con pene contravvenzionali.

Con la direttiva 99/2008/CE, L’Unione Europea chiedeva agli stati membri di adeguare i propri ordinamenti in modo da renderli più efficaci nella repressione dei reati ambientali. In Italia la direttiva rimane tuttora inattuata e ferma al vaglio del Senato dopo l’approvazione della Camera, avvenuta quasi un anno fa. Questo immobilismo non ci permette di affrontare anche un altro problema che contraddistingue questo tipo di reati: i tempi di prescrizione drammaticamente brevi.

Inutile dire che, considerando l’ormai tristemente nota lentezza dei processi nel nostro paese, i rischi di impunità aumentano in maniera considerevole. In Francia la prescrizione si interrompe quando ha inizio il procedimento penale e per i reati più gravi la giustizia dispone di dieci anni dall’ultimo atto compiuto per portare a termine il processo. In Germania, il limite massimo, comprese le interruzioni, arriva persino al doppio dei termini originari.

In Italia attualmente sono più di 15 i processi a rischio prescrizione. Quanto tempo dovremo ancora attendere prima di adeguarci e considerarci un paese che ha a cuore il proprio ambiente e i propri cittadini?

Andrea Ferrari Trecate


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