Come organizzare un “restart party” (festa in cui si impara a riparare gli oggetti)

Di

Il restart party è una delle migliori risposte che si possono dare all’obsolescenza programmata, ovvero agli elettrodomestici che vanno prematuramente in usura, ma anche all’eccesso di rifiuti da smaltire e alla crisi economica che ci lascia sempre meno denaro in tasca.

I restart parties sono nati a Londra: sono incontri-laboratorio (workshop) nei quali i partecipanti danno il loro contributo per rimettere in vita degli oggetti che non funzionano più. In questo modo si impara gratuitamente a riparare il proprio gadget elettrico o elettronico. Oltre all’oggetto stesso, con queste iniziative si tenta di recuperare la manualità, un’abilità sempre più rara in Occidente.

L’idea è venuta a Ugo Vallauri e Janet Gunter, 35 e 33 anni rispettivamente, che, avendo vissuto in Africa e altri paesi poco sviluppati, hanno visto con i loro occhi come si vive con il bisogno impellente di riparare ogni singolo oggetto che si possiede. Così hanno pensato di applicare il principio anche in patria e hanno fondato il Restart Project, un’associazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è preparare il terreno per un’economia futura di manutenzione e riparazione, che addestra e supporta gli imprenditori del settore riparazione e aiuta le persone di qualsiasi background socio-culturale a diventare più resilienti. Senza negare l’importanza del riciclo, dà la precedenza all’intervento di manutenzione prima dello smaltimento.

Sul sito danno anche alcuni utili consigli su come gestire un restart party, che riassumeremo in breve per voi:

* Gli eventi devono essere gratuiti e aperti a tutti, ma si può suggerire ai partecipanti di fare una piccola donazione per coprire le spese di affitto e per i materiali necessari alle riparazioni.
* Gli eventi non sono una “riparazione gratuita”, ma un processo di apprendimento collaborativo – in pratica non si tratta di competere con i professionisti offrendo un affare migliore.
* Si tratta di feste, perciò ben vengano bevande e stuzzichini da mangiare – e possibilmente un gradevole sottofondo musicale.
* Agli eventi dovrebbero partecipare almeno 3 o 4 volontari capaci di effettuare le riparazioni e che si tratterranno fino alla fine.
* Una persona dovrebbe fare gli onori di casa, dando il benvenuto ai partecipanti e organizzando una lista di attesa con una descrizione dei problemi da risolvere.
* Il riparatore deve lavorare insieme alle persone, spiegando loro passo passo in che modo sta lavorando.
* Si incoraggia la partecipazione di riparatori professionisti che risiede nella zona: con il loro contributo possono anche promuovere la loro azienda.
* Gli eventi devono essere pubblicizzati presso le associazioni e i circoli ambientalisti della zona, così come sui social media e mediante mailing list.

Riparare è sinonimo di amare

Così recita il titolo di un capitolo di L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia. Questo è vero anche quando si parla di riparare elettrodomestici. Provando ad aggiustarli, infatti, dimostreremo amore non solo nei confronti di macchinari che vivono con noi quotidianamente da anni, ma anche verso l’ambiente. 

Sembra un discorso strano, ma è proprio così. Potrebbe sorgere spontanea la domanda: ma i materiali da cui sono composti i nostri elettrodomestici non sono riciclabili? Certo. Uno smartphone, ad esempio, contiene rame, ferro, argento, oro, palladio e altri materiali preziosi. Un frigorifero, invece, contiene ferro, alluminio e rame oltre alla plastica. Si tratta di materiali che possono essere riusati per produrre nuovi elettrodomestici, se correttamente smaltiti e non abbandonati agli angoli della strada.

Realizzare un elettrodomestico o un oggetto elettronico ha un forte impatto ambientale. Durante la produzione, infatti, vengono rilasciate dai materiali usati delle emissioni che possono essere diminuite se diminuisce la domanda. E la domanda può diminuire solo nel caso in cui si pensi a riparare l’elettrodomestico rotto invece che sostituirlo. Pensiamo agli Iphone che vengono continuamente rimpiazzati dall’uscita del nuovo modello. Ogni esemplare ha un’aspettativa di vita di circa tre anni. Se lo si usasse anche per il quarto anno, il risparmio di anidride carbonica compenserebbe le emissioni di uno stato come l’Irlanda per 12 mesi. 

Il diritto di riparare

Ecco quindi che, proprio in favore della riparazione di elettrodomestici e della riduzione dei rifiuti elettronici si sono mossi i membri di The ReStart Project, il movimento che difende il “right to repair”, il diritto di riparare.

Un grande successo è già stato ottenuto quando l’Unione Europea ha approvato un Regolamento (in vigore dal 2021) che obbliga i produttori a rendere disponibili pezzi di ricambio di televisori, lavatrici, lavastoviglie e lampade per 7 anni dopo che il modello in questione è uscito fuori produzione. Ma il movimento ReStart Project non si ferma, chiedendo anche la produzione di manuali per la riparazione e di inserire nella descrizione del prodotto un “punteggio di riparabilità”, così che il consumatore possa orientarsi nell’acquisto considerando anche questo criterio. 

Le persone, soprattutto nei paesi più sviluppati, tendono a stancarsi facilmente di ciò che hanno e sono portati sempre alla ricerca di novità. Nel caso degli elettrodomestici non è inusuale che, una volta rotti a garanzia scaduta, si preferisca comprare un nuovo modello, magari appena uscito e ultra-accessoriato, piuttosto che provare a vedere qual è il problema e se si può risolvere. Ma ognuno può fare la propria parte.


Commenta o partecipa alla discussione
Nome (obbligatorio)

E-mail (non verrà pubblicata) (obbligatoria)

Sito Web (opzionale)

Copyright © Teknosurf.it, 2007-2024, P.IVA 01264890052
SoloEcologia.it – Consigli su ambiente e sostenibilità supplemento alla testata giornalistica Gratis.it, registrata presso il Tribunale di Milano n. 191 del 24/04/2009