SlowFish 2011: pesca sostenibile e promozione del “pesce povero”

Di , scritto il 31 Maggio 2011

Cala il sipario su SlowFish 2011, la grande manifestazione dedicata alla pesca sostenibile e al consumo responsabile delle risorse marine.

In Italia c’è moltissimo da fare a livello informativo, se si pensa che come popolo mangiamo per il 70% pesce importato dall’estero, aggiungendo troppi chilometri al nostro piatto. Sappiamo che la sostenibilità passa per cibi locali e di stagione, che tra l’altro costano anche meno.

Inoltre consumiamo quasi esclusivamente pesci appartenenti a una decina di specie ittiche (tra cui orate e spigole, tonno e salmone), quando nel Mediterraneo se ne potrebbero pescare almeno duecentocinquanta. Bisogna imparare a consumare le varietà di pesce azzurro, meno conosciute eppure preziose, che invece paiono destinate a restare invendute. E se hanno qualche spina in più, pazienza!

Molte di queste sono state presentate al pubblico negli stand di Slow Fish:
* la saraghina (anche detta papalina o spratto), tipica dei mari della Romagna, ha una lisca così tenera che può essere mangiata intera (privandola di coda e testa);
* la gallinella;
* il pesce san pietro: ha un’enorme testa e aculei sul dorso con due macchie nere al centro dei fianchi, le sue carni sono ottima e delicate, adatte alla cottura arrosto o sulla griglia oppure consumate crude;
* la rana pescatrice (o coda di rospo), un pesce bruttissimo da vedere perché ha una grande testa con due ali laterali. L’unica parte commestibile dei suoi 5-6 chilogrammi è la coda, ottima cucinata alla griglia);
* il pesce sciabola (anche detto pesce spatola);
* il nasello, un po’ bistrattato dalle massaie, anche se leggero e con poche spine;
* la menola: un tempo finiva nella ciotola del gatto, ma oggi sta conquistando i palati più fini;
* la palamita, parente stretto del tonno, quella conservata sottolio è diventata presidio SlowFood;
* il bonito, un ottimo sostituto del tonno;
* il sugarello: un pesce ultraeconomico tipico del Tirreno settentrionale, pesa appena 3 euro al chilogrammo!

E per conquistare le tavole il pesce povero si rivoluziona negli abbinamenti: ecco che nei vari stand di degustazione finisce nei panini, accompagnato alla frutta (soprattutto arance e fragole), scalza il prosciutto dalla piadina romagnola e la carne dalle olive all’ascolana.

Anche il sushi diventa mediterraneo, arricchendosi di cipolle e spezie come prezzemolo o basilico e sostituendo l’utilizzo di specie a rischio con altre a basso impatto sull’ecosistema marino.

A proposito di pesca sostenibile (la cui principale caratteristica è quella di impiegare reti con maglie larghe che permettano al novellame – ovvero ai pesci piccoli – di sfuggire e riprodursi in mare): in questi giorni si registra una notizia che fa rabbrividire. Proprio in Liguria, una modalità di pesca dissennata, quella delle luci nelle reti, rischia di azzerare per anni le riserve dei preziosi gamberi rossi e delle rinomate acciughe pescate nella zona a est di Genova. Paradossalmente, questa metodologia di pesca scriteriata, oltre a fare terra bruciata nei fondali, inflaziona il mercato con un eccesso di prodotto, il cui prezzo scende artificialmente. Un fenomeno di miopia commerciale e ambientale che nel resto del mondo ha già portato alla completa estinzione di specie che ci hanno sfamato per secoli, come i migliori merluzzi e tonni o il pesce spada.

 

1 commento su “SlowFish 2011: pesca sostenibile e promozione del “pesce povero””
  1. […] pesce proveniente da pesca sostenibile significa dare un grande contributo alla salute del mare. Il cefalo (anche noto come muggine) è un […]


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