Filantropia: tra finanza e cultura del sociale

Di , scritto il 30 Ottobre 2013

filantropiaMediamente circa 1 solo italiano su 10 conosce il significato del termine “filantropia”. È la pura verità, attestata dai dati provenienti da diverse rilevazioni, presentati da Nando Pagnoncelli, CEO di Ipsos.

Da questi numeri emerge un risultato, perlomeno culturalmente, piuttosto grave: l’80% di tutti gli intervistati è convinto che i cittadini che si cimentano nella filantropia lo facciano per un impeto di “generosità”, mentre in alcuni questionari è emerso che il 57% degli intervistati crede le aziende donino cifre in denaro per “contribuire al benessere di tutti”, un 30% pensa che “abbiano qualcosa da farsi perdonare”, e in ultimo, il 61% opta per intenzioni pubblicitarie.

L’ignoranza che segue a ruota questo fenomeno è piuttosto dilagante: pochissimi sono infatti coloro che sanno collegare il significato di filantropia ad aziende, mentre il 30% è convinto che si tratti esclusivamente di persone fisiche.

La ricerca in questione è stata presentata presso la sede della Fondazione Umanitaria di Milano, durante il convegno organizzato dalla Fondazione Lang Italia sul tema della Venture Philantropy.

Tiziano Tazzi afferma che “Il privato socialmente responsabile e, in particolare le fondazioni che supportano le organizzazioni non profit, partendo dall’individuazione dei leader che nel loro specifico campo di intervento hanno dimostrato di saper combinare al meglio l’efficacia sociale con l’efficienza economica.”

Oggi sono molti i personaggi pubblici che si dedicano alla filantropia, basti ricordare il conosciutissimo fondatore di Microsoft, Bill Gates. Grandi somme grazie a lui sono infatti andate in favore a studi di medicina, nuovi farmaci, ricerche per piantagioni più resistenti. Gates ha promesso che nel corso degli anni il 95% di tutto il suo immenso patrimonio verrà donato per salvare da malattie e fame le popolazioni più povere del mondo.

Una coppia famosa per il mondo della filantropia è poi costituita da Pierre Omidyar e Jeff Skoll. Fondatori di e-Bay, il primo ha destinato grandi ricchezze ad opere benefiche gestite in prima persona, mentre il secondo ha promosso a Londra la Skoll University che si dedica esclusivamente a studiare l’imprenditorialità nelle aree sociali. Grazie a questi investimenti hanno preso vita nuovi attori sociali che operano con un impegno vivo e attivo a sostenere economie con scopi economicamente solidali.

In Italia hanno intrapreso questa strada come si legge dal blog di Francesco Corallo, anche fondatore di B Plus che ha scelto di adottare una filosofia aziendale nota come Corporate Social Responsibility (CSR).

Quanto vale però il mercato della filantropia? Risponde Tiziano Tazzi: “La filantropia conta un volume di denaro pari a 67 miliardi di euro, impegnando 300 mila organizzazioni no profit e 5000 fondazioni, dando così lavoro a 600 mila persone”.

Prosegue quindi Lucia Martina, segretario generale della Fondazione Lang Italia: “Le imprese che ogni giorno conducono il loro business con successo necessitano sempre più di strumenti per impostare con altrettanta efficacia la loro strategia di responsabilità sociale e investimenti sul territorio.”

Qualunque sia la motivazione socio economica, la filantropia costituisce un settore fortemente affermato e in continua crescita: per questo forse sarebbe necessaria una maggiore informazione a riguardo e una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini.

1 commento su “Filantropia: tra finanza e cultura del sociale”
  1. Alessandro ha detto:

    Il filantropo Francesco Corallo? Prima latitante, poi ai domiciliari e ora con obbligo di firma… lo stesso della BPlus dove ci sono pesanti sospetti di infiltrazione mafiosa? Se non c’erano esempi migliori, si poteva risparmiare di citare l’italia in questo articolo – tra l’altro scritto bene: un peccato non abbia approfondito proprio le motivazioni e i vantaggi della filantropia (per restare in tema della “maggiore informazione e consapevolezza”). Spero in un seguito. Un saluto, Alessandro


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