Cannabis light: 4 cose da sapere se si ha intenzione di iniziare un’attività imprenditoriale

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Oggi come oggi, sono tantissime le persone che decidono di cambiare vita, anche da un giorno all’altro, e di lanciarsi in un’attività imprenditoriale. Nonostante la crisi causata dall’emergenza sanitaria, i settori promettenti sono diversi. In questo novero è possibile includere quello della cannabis light. Facciamo un attimo un salto indietro nel tempo per capire come si è evoluto nel tempo il business.

Tutto è partito nel 2017, per la precisione nel mese di gennaio, quando è entrata in vigore la Legge 242/2016 che, nonostante le numerose falle che meriterebbero un discorso a parte, ha di fatto introdotto in Italia l’utilizzo, a scopo non medico, della cannabis a basso contenuto di THC (0,2% massimo).

Il giro d’affari che riguarda la pianta è sempre più consistente e dipende dai numeri di grow shop e weed shop fisici, ma anche dagli e-commerce. Se stai valutando di lanciarti come imprenditore in questo settore, nelle prossime righe puoi trovare quattro aspetti di cui devi assolutamente essere a conoscenza.

Il consumatore ha attorno ai 50 anni

In Italia, la cannabis light può essere consumata solamente da maggiorenni. Non a caso, tutti i siti sono dotati di un banner che richiede all’utente di confermare il fatto di aver passato i 18. Al netto di questo aspetto, è il caso di rammentare che, dati alla mano, il consumatore che sceglie i prodotti a base di cannabis light ha attorno ai 50 anni e una buona capacità di spesa.

La coscienza ambientale

Sono diversi i fattori che portano gli utenti ad avvicinarsi al mondo della cannabis a basso contenuto di THC. In questo novero è possibile citare il suo derivare da una pianta estremamente sostenibile. La canapa, infatti, è un’alleata contro il consumo di suolo nonché una specie che richiede, rispetto ad altre fibre tessili, molte meno risorse, idriche in primis, per crescere.

Nel momento in cui si inizia a guardare al mondo della cannabis light con progetti imprenditoriali, bisogna mettersi nell’ottica che gran parte della propria futura clientela è composta da persone da una forte coscienza ambientale. I prodotti, di base, lo sono già. Fondamentale per fidelizzare l’utenza è puntare anche su altri dettagli e scegliere, per esempio, di effettuare le consegne con mezzi non inquinanti come la bicicletta. Le possibilità sono tante e spetta alla creatività del singolo imprenditore capire quali sono le strade che vale la pena percorrere.

La concorrenza

La concorrenza è tanta. Chi pensa che il mercato sia saturo, infatti, può anche cambiare idea. Alla luce di ciò, è fondamentale puntare su aspetti differenzianti che vanno al di là dei prodotti. In questo novero è possibile includere la qualità del customer care – le risposte sui social devono essere esaurienti, cortesi e tempestive – ma anche quella dei contenuti. Anche se sono passati ormai diversi anni da quando la cannabis light è entrata a far parte delle nostre vite, sono ancora diversi i dubbi che i potenziali acquirenti hanno. Come scioglierli? Con un blog caratterizzato dalla presenza di articoli approfonditi.

Il mercato sempre più esplosivo

Sotto al cappello principale che è il settore della cannabis light c’è un mercato che, negli ultimi anni, ha concretizzato una crescita senza eguali, che neppure il cigno nero della pandemia è riuscito a fermare. Di cosa stiamo parlando? Del pet care. Entrando nel vivo dei prodotti a base di cannabis con poco THC, infatti, è possibile trovare delle preparazioni ad hoc per i nostri amici animali, cani e gatti innanzitutto. Se i rimedi naturali per l’uomo sono sempre più popolari, il mondo dei 4 zampe non è da meno e la crescita futura ha prospettive che definire positive è dire poco. Non c’è che dire: vale la pena esplorare questo mondo.


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