Gassificatori: il funzionamento spiegato in maniera semplice

Di , scritto il 29 Gennaio 2021

I gassificatori sono impianti che generano energia ed acqua calda grazie all’attività di incenerimento dei rifiuti provenienti dalla raccolta indifferenziata, dotati di un alto potere calorifico, destinata agli impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) o STIR (Stabilimento di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti). Il sistema della gassificazione nasce in Giappone ma abbiamo alcuni gassificatori anche in Italia, a Malagrotta e ad Albano Laziale.

Tali impianti attuano il riscaldamento in condizioni quasi anaerobiche sfruttando la dissociazione molecolare/pirolisi per trasformare il Combustibile Solido Secondario (CSS) in  gas: le lunghe catene carboniose vengono scisse in molecole come il monossido di carbonio, l’idrogeno e il metano, che andranno a generare un gas di sintesi chiamato syngas.

La Commissione Europea ha indicato il syngas, già contenente idrogeno puro, come un passaggio chiave nella produzione di molti elementi come il metanolo, l’etanolo e l’urea.

È bene sottolineare che nella dissociazione molecolare è presenta una quantità, seppur modesta, di ossigeno, mentre nella pirolisi “pura” c’è una totale assenza di ossigeno.

I gassificatori alimentati a biomasse

I gassificatori non bruciano solo rifiuti. Per esempio, nel mondo agricolo, possono sfruttare le potenzialità energetiche delle biomasse: materiali di origine biologica come colture non pregiate o terreni aridi e poco produttivi. Peccato che, almeno in Italia, il sistema che gira attorno alle biomasse sia ancora poco sviluppato… gravissimo errore!

I rifiuti del gassificatore? Non esistono!

Le polveri di abbattimento fumi e i residui presenti nei camini diventano scorie vetrificate da utilizzare, ad esempio, nei sottofondi stradali.

I gassificatori secondo la giurisprudenza

Dal punto di vista normativo il gassificatore è equiparato ad un inceneritore e a un termovalorizzatore. La definizione giuridica in vigore per gli impianti di incenerimento è la seguente: “Qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l’incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la massificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. La definizione include il sito e l’intero impianto di incenerimento, compresi le linee di incenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell’aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento“.

I vantaggi economici

I gestori degli impianti di gassificazione e termovalorizzazione guadagnano ingenti somme dalla vendita dell’energia e dell’acqua calda grazie ai CIP6, una voce presente nella nostra bolletta, deliberata dal Comitato interministeriale dei prezzi il 29 aprile 1992 a seguito della legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate.

Altri incentivi statali sono i Certificati Verdi, una forma di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Adriano Pistilli


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