Agricoltura conservativa: quali sono le principali tecniche?

Di , scritto il 29 Gennaio 2018

Con l’espressione agricoltura conservativa (in inglese conservation agriculture) si intende un insieme di metodi agricoli che mirano a conservare per il futuro la fertilità del suolo.

La FAO ha stabilito tre i princìpi chiave adottabili dagli agricoltori che intendono portare avanti un’agricoltura conservativa sui loro terreni. Eccoli:

1. Minima lavorazione del terreno oppure semina su sodo (in inglese, no-tillage, che significa “non aratura”, ne abbiamo già parlato in questo articolo). In pratica si tratta di evitare o di ridurre al minimo l’azione meccanica sul suolo, al fine di conservare i livelli di minerali in esso contenuti, arrestare l’erosione e impedire il più possibile la dispersione di acqua. Mentre in passato il dissodamento del suolo era considerato necessario per aumentare la fertilità dei terreni, oggi l’aratura è ritenuta un’azione che distrugge la materia organica all’interno dei terreni e la sua produttività. Oltre a questo, la semina su sodo e la minima lavorazione riducono anche i costi di produzione e i tempi di lavoro.

2. Protezione dello strato superficiale al fine di creare uno strato organico permanente che favorisca la biologia interna alla struttura del terreno. In pratica viene sfruttata la dispersione del pacciame residuo sulla superficie del terreno: esso produce uno strato di materia organica che funziona come compost, ovvero fertilizzante e protegge il suolo dall’erosione in quanto opera come ‘filtro’ nei confronti il terreno, minimizzando l’azione del vento e dell’acqua e contribuendo a mantenere costanti la temperatura e i livelli di umidità.

3. Rotazione delle colture fra più di due specie. Questa tecnica agisce da insetticida e diserbante naturale poiché impedisce a parassiti e ed erbacce di finire in rotazione insieme a una coltura specifica. Oltre a questo, la rotazione delle colture contribuisce a costruire una solida infrastruttura del terreno, estendendo le zone di radicamento che permettono una migliore infiltrazione dell’acqua.

L’agricoltura conservativa ha degli effetti negativi? Sì, in alcuni casi la mancata distruzione dei residui di una precedente coltura può comportare la sopravvivenza di larve di insetti. Questo avviene soprattutto nella coltura del mais. In altri casi può comportare la diffusione di micotossine, che poi rendono necessario l’impiego di diserbanti – ovviamente nocivi per l’ambiente e le acque.

Inoltre, occorre dire che se da un lato l’adozione di tecniche di agricoltura conservativa sul lungo periodo porta a evidenti vantaggi ambientali, comporta sicuramente anche il rischio di perdite produttive. Queste possono però essere contrastate con l’impiego di biostimolanti, ovvero sostanze non nocive che regolano e migliorano i processi fisiologici delle coltivazioni, rendendole più vigorose ed efficienti e conservando in maniera migliore il terreno. I biostimolanti, che non sono né fertilizzanti né agrofarmaci, svolgono le seguenti azioni:
– migliorano il metabolismo delle piante;
– facilitano l’assimilazione, il passaggio e l’uso dei nutrienti;
– incrementano la qualità della produzione agricola;
– regolano e migliorano il contenuto d’acqua nelle piante;
– incrementano le proprietà fisiochimiche del suolo e favoriscono lo sviluppo di microorganismi del terreno.

I biostimolanti sono oggi uno dei pilastri non solo dell’agricoltura biologica ma anche più in generale dell’agricoltura sostenibile.



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