L’impegno di Eni per il clima: un modello low carbon basato su gas e rinnovabili

Di , scritto il 28 Gennaio 2016

EniLa crisi climatica si manifesta con fenomeni meteorologici sempre più estremi, a ogni latitudine. L’allarme fu lanciato vent’anni fa, ma passò inascoltato. Oggi sono perciò necessarie politiche molto più attive di allora: occorre essere assai più rigorosi di quanto sarebbe stato sufficiente qualche decennio fa, soprattutto in materia di fonti energetiche.

A questo proposito Eni è un’azienda con le idee estremamente chiare, che sta portando avanti una strategia energetica ponderata, con target ambiziosi accompagnati da un’esplicita definizione delle soluzioni migliori per ottenerli. In un’intervista rilasciata a margine della recente COP 21 – la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015 – l’AD di Eni Claudio Descalzi ha da un lato denunciato le ambiguità tuttora presenti nella politica energetica europea e dall’altro proposto soluzioni concrete.

Il problema degli stati europei è una strana dicotomia tra l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a fine XXI secolo a 2° C e la mancata adozione un modello davvero low carbon, ovvero a basse emissioni di gas dannosi. Nell’energy mix programmato per i prossimi anni, le fonti fossili continueranno infatti a costituire una parte preponderante: nel 2030 l’energia prodotta deriverà da esse per più dei due terzi, mentre l’energia eolica e solare insieme copriranno appena il 6% della domanda. Tutto questo è insensato, poiché non prevede un percorso di graduale sostituzione delle fonti altamente climalteranti con altre fonti pulite che abbiano costi sostenibili (finora il mercato europeo offre costi dell’energia alti il triplo rispetto a quelli degli USA, con conseguente danno per la competitività delle industrie e grossi oneri per le famiglie).

Descalzi denuncia anche un altro grave errore: l’aver dato negli ultimi anni la precedenza al carbone sul gas naturale – quest’ultimo sarebbe meno economico, ma di impatto ambientale molto più basso. Basta confrontare i risultati della strategia scelta dalla Gran Bretagna (che ha combinato gas e fonti rinnovabili) rispetto al modello tedesco, basato su generosi incentivi alle energie pulite ma un uso incontrollato del carbone. Negli ultimi 7 anni nel Regno Unito la riduzione delle emissioni è stata di quattro volte superiore rispetto alla Germania.

Eni crede nel grande potenziale del metano come fonte complementare alle rinnovabili e meno inquinante, perciò prosegue nella politica di investimenti nella catena del gas naturale, che attualmente costituisce la metà del portafoglio Eni ed è solo destinato a crescere.

Inoltre, le scelte presenti e future di Eni saranno basate su una policy interna molto rigorosa e rispettosa dell’ambiente, come l’accettazione e la promozione di meccanismi di carbon pricing, ovvero di oneri fiscali per le aziende che emettono CO2 nei loro processi industriali: gli alti costi inducono a optare per scelte tecnologiche che limitino le emissioni, con grandi benefici per tutti.

Come dire: è finito il tempo dei compromessi al ribasso. La sfida è della massima serietà e l’umanità non può più permettersi pericolose leggerezze come in passato.



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