L’energia solare come migliore fonte energetica alternativa per le città

Di , scritto il 26 Novembre 2020

Sotto il profilo del bilancio energetico di una nazione le città prendono molto e danno poco: sono gli agglomerati che consumano la maggior parte dell’energia prodotta ed emettono circa il 70% dei gas serra che riscaldano il nostro pianeta. Non sono inoltre luoghi particolarmente adatti alla produzione di energie rinnovabili, per ovvie carenze di spazio, che si trova invece nelle zone rurali (si pensi ai parchi fotovoltaici che coprono enormi spazi aperti, alle turbine eoliche che si stagliano nel cielo, agli impianti per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, delle biomasse o dell’energia geotermica). L’approvvigionamento energetico ideale del futuro dovrebbe essere costituito da una sorta di mosaico, in cui si sommano molte piccole parti complementandosi a vicenda (ad esempio quando piove o il cielo è nuvoloso e non si può produrre energia solare, oppure quando il vento è assente e le turbine eoliche sono ferme). Un altro principio importante da tenere presente è che l’energia dovrebbe essere generata là dove viene anche consumata. Questo alleggerirebbe il carico sulle reti e ridurrebbe le perdite di trasmissione, che sono stimate come superiori al 4%. Detto questo, come si può produrre energia elettrica nelle nostre città? L’energia solare sembra essere la soluzione che offre maggiori opportunità, e in questo articolo cercheremo di spiegare come.

È un dato di fatto che le superfici dei tetti urbani sono in media più piccole di quelle in campagna e più spesso sono ombreggiate dagli edifici circostanti. Questo rende la pianificazione della produzione di energia fotovoltaica o dei sistemi solari termici in città più complicata e un po’ meno redditizia. Tuttavia il potenziale rimane enorme, specie abbinando la generazione derivata dai classici pannelli a quella delle tegole solari. Uno studio svolto in Germania ha stimato che l’installazione di pannelli solari sui tetti della sola Berlino potrebbe generare la produzione di almeno 6 Gigawatt annui. Una quantità non sufficiente, ovviamente, però già una buona base da cui partire. Si sta studiando anche il potenziale della produzione di energia solare sulle facciate degli edifici, mediante l’installazione di centinaia di moduli solari a film sottile integrati sui lati est, sud e ovest delle costruzioni. A differenza dei tetti su cui sono spesso presenti dei “concorrenti” (impianti di condizionamento dell’aria, impianti di ventilazione, antenne, ecc.), le facciate di solito sono libere e “inattive”. Inoltre, la superficie della facciata degli edifici più alti è ben superiore all’area del tetto – ancorché meno raggiungibili dalla radiazione solare. E per quanto riguarda l’estetica, i moduli solari sono da tempo disponibili in un’ampia varietà di colori, convertono un po’ meno energia rispetto alle superfici nere tradizionali, ma in questa maniera possono essere facilmente integrati in diversi edifici con un bell’effetto ottico.

Un principio importante per il futuro è che i sistemi solari non dovranno più essere visti come un’estensione di un edificio, bensì come una sua componente resa obbligatoria per legge.


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