Territorio a rischio: in Italia abbiamo bisogno di ingegneria naturalistica

Di , scritto il 25 Ottobre 2013

ingegneria naturalisticaNel nostro Paese una gestione del territorio mediamente dissennata negli ultimi decenni ha sempre dato la precedenza a costruzioni di grandi invasi e argini, cementificazioni e grandi opere spesso distruttive. Si sarebbe invece dovuta preferire un’opera di manutenzione e messa in sicurezza del territorio su piccola scala. Serve una inversione di tendenza nelle scelte: occorre ricominciare a mettere in cantiere operazioni come:
* pulizia degli alvei dei fiumi;
* manutenzione dei terrazzamenti abbandonati (che causano un pericoloso dilavamento del terreno);
* riapertura dei pascoli alpini alle mandrie (per evitare lo scivolamento della neve durante l’inverno sull’erba troppo alta);
* ripulitura delle gravine per evitare inondazioni improvvise nei periodi di maggiori precipitazioni;
* rinaturalizzazione dei corsi d’acqua.

La logica di abbandono che finora ha imperato deve essere dimenticata. E’ vero che da qualche tempo l’aria è cambiata, che di questi temi si inizia a parlare in molte sedi e che a livello locale sono nati molti comitati per la difesa degli ecosistemi a rischio. Però è anche tempo di avviare progetti reali di contrasto al dissesto del territorio; è vero che sono molto costosi, ma forse non sarebbe una follia pensare di trovare i fondi necessari ad esempio con l’emissione di buoni del tesoro fruttiferi che i cittadini possano acquistare per investire sulla tutela del paesaggio, che è uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese.

Bisogna anche fare sforzi per promuovere la formazione di un numero maggiore di esperti di ingegneria naturalistica (in inglese, soil bioengineering), la disciplina che studia l’utilizzo di materiale da costruzione naturale (legno, pietrame e fibre vegetali accanto ai più tradizionali metalli e alle fibre sintetiche) per opere di consolidamento, stabilizzazione, drenaggio e salvaguardia del paesaggio. Coloro che operano in questo ambito devono sapere integrare conoscenze in materie tra loro molto lontane come topografia, geologia, pedologia, idrologia, ecologia, botanica, ingegneria idraulica, ingegneria geotecnica, ingegneria civile. Tutto questo per progettare e costruire strutture volte alla protezione del nostro fragile territorio e per contrastare la subsidenza del suolo. Con un impatto positivo sull’ecosistema, sul paesaggio e in ultima istanza sull’economia del paese.


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