I consigli di Slow Food per sprecare meno cibo

Di , scritto il 24 Ottobre 2012

In occasione dell’ormai imminente Salone del gusto (che si terrà a Torino dal 25 al 29 ottobre), Slow Food dedicherà conferenze, incontri e corsi di cucina per imparare dai grandi cuochi per cucinare ottimizzando la resa delle materie prime. Tutto nasce da uno studio statistico svolto in collaborazione con il Ministero delle Politiche agricole e alimentari, i cui dati sono raccolti nel volume Il nostro spreco quotidiano. Le cifre sono inquietanti: in Italia si sprecano in Italia ogni anno 1.300.000 tonnellate di cibo, in tutte le fasi della filiera: ben il 3,2% della produzione agricola non viene neppure raccolto (per eccessi di produzione, per i danni causati da grandinate, per il crollo dei prezzi sul mercato, perché la coltivazione era solo finalizzata a ottenere contributi). Nella fase di vendita all’ingrosso, sia per la grande che per la piccola distribuzione, si perde un altro 1,2% della produzione agricola. Una volta giunto nelle rivendite al dettaglio, va perduto tutto ciò che è scaduto o prossimo alla scadenza. Infine, si spreca cibo nelle famiglie, nelle mense e nei ristoranti: circa 1600 euro l’anno pro capite nel nostro Paese. Senza contare i costi dello smaltimento dei rifiuti di tipo alimentare, che richiedono energia, denaro, acqua, tempo, terreni appositi: si stima che la spesa totale per lo smaltimento di cibo scaduto o buttato in Italia sia di 325 miliardi di euro.

Eppure la soluzione è alla portata di tutti e consiste in un mix di vari atteggiamenti da imparare:
* Cambiare il modo in cui si comprano bene alimentari: preferire gli ingredienti base a quelli trasformati. Da questi si può partire sia per creare piatti ex novo che per accompagnare gli avanzi in rivisitazioni intelligenti (pensiamo alla versatilità di ingredienti come uova, patate, formaggio stagionato).
* Facendo meno scorte e andando più spesso a fare la spesa. Ovvero comprare solo quello che serve davvero e nel momento in cui è fresco.
* Comprando direttamente presso i produttori locali, specialmente da quelli che fanno agricoltura sostenibile e su piccola scala (di solito sprecano meno, usano minor quantità di acqua e carburanti).

Se c’è un lato positivo nella crisi economica che attanaglia il mondo, è il fatto che sempre più persone stanno imparando a ridurre o azzerare gli sprechi di cibo. E non solo da noi: in Germania il Parlamento ha stabilito l’obiettivo di dimezzare gli sprechi di alimenti entro l’anno 2020.



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