Pannelli fotovoltaici sottili per recuperare l’energia domestica

Di , scritto il 23 Giugno 2015

Mario Carvelli Ribes TechnologiesCon questi nuovi dispositivi si potrà recuperare l’energia domestica e destinarla al funzionamento di dispositivi elettrici complessi.

Pannelli ultrasottili e leggerissimi che consentono di recuperare e trasformare la luce delle normali lampadine in energia utile per altri dispositivi. L’idea arriva da un giovane studioso italiano ed ha già suscitato grande interesse, soprattutto da parte degli utenti alla costante ricerca di soluzioni per ottimizzare gli usi e quindi i costi dell’energia elettrica. In attesa che questo prototipo venga perfezionato e poi lanciato sul mercato, l’unico modo per contenere i costi delle forniture domestiche sarà quello di monitorare le proposte del mercato, ad esempio informandosi su Illumia e le sue proposte, o su Eni o Acea e tutti gli altri operatori del mercato energetico, per cercare soluzioni più vicine alle proprie esigenze.

Pannelli sottili: da dove arriva l’idea?
L’idea creare dei dispositivi in grado di sfruttare l’energia domestica arriva da un giovane studioso italiano, Mario Carvelli, che dopo una laurea in ingegneria fisica e un dottorato di ricerca in Olanda, ha deciso di tornare nel suo Paese per fondare Ribes Technologies, la start-up orientata alla sostenibilità energetica e alla ricerca di soluzioni per evitare gli sprechi. Ispirandosi ai principi delle nanotecnologie, il giovane studioso ha creato dei pannelli organici ultra sottili, leggerissimi e flessibili, in grado di tradurre la normale luce delle lampadine in energia per dispositivi elettrici.

L’idea di orientare i suoi studi verso dei dispositivi alternativi ai noti pannelli fotovoltaici nasce dall’esigenza di fornire una nuova soluzione per contrastare gli sprechi energetici e contenere i costi. Il fotovoltaico infatti rappresenta un settore maturo, basato su specifiche e consolidate logiche tecniche e commerciali. I pannelli organici ideati dal giovane studioso italiano incarnano quindi il concetto di sostenibilità ambientale grazie all’elevata compatibilità ambientale dei materiali che garantiscono anche un’elevata riciclabilità.

Come funzionano?
I pannelli organici sono costituiti da circuiti stampati con speciali soluzioni contenenti particelle di argento o di altri conduttori. La loro struttura è stratificata, ovvero composta da uno strato centrale che assorbe la luce e la converte in carica, e da due strati esterni che invece raccolgono e trasportano all’esterno la carica generando un flusso di corrente elettrica. Tutto ciò racchiuso in uno spessore inferiore al micron. L’energia prodotta, o meglio recuperata, passa al dispositivo da alimentare oppure a degli accumulatori, normali o con batterie al litio. Una soluzione temporanea in attesa che vengano perfezionati nuovi sistemi.

L’energia fornita dai pannelli potrà alimentare dei sensori per la domotica, come sistemi di allarme, piccoli display e telecomandi, ma in futuro si spera di alimentare dispositivi più complessi, come ad esempio gli elettrodomestici. Il principio di base è che ogni Kilowatt risparmiato equivale a un Kilowatt prodotto, ma con impatto ambientale nettamente più basso. Il lancio sul mercato è previsto per il prossimo anno, al momento si sta cercando di perfezionare i sistemi e attuare nuovi test.



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