Il fotovoltaico ruba terreni all’agricoltura: un controsenso!

Di , scritto il 21 Settembre 2010

Chi è più amico dell’ambiente? Chi punta tutto sui pannelli solari, da mettere ovunque, anche sulle colture agricole? Oppure chi dice che i campi servono per essere coltivati e non per altri fini?!

Sempre più spesso gli agricoltori decidono di sacrificare un campo, una risaia, un uliveto o una vigna per installare pannelli fotovoltaici a terra. L’investimento iniziale è rilevante, i tempi per la realizzazione e l’allacciamento dell’impianto sono piuttosto lunghi, ma poi il guadagno è sicuro. Così le richieste per i permessi agli enti competenti sono in continua crescita.

Anche perché molti tipi di produzione agricola sono in uno stato di sofferenza estrema: negli ultimi anni i costi per realizzarle sono ingenti e il realizzo derivato dalla vendita dei prodotti, della carne e del latte a dir poco irrisorio.

Il tema del contrasto tra fotovoltaico e agricoltura è di stringente attualità, soprattutto in quelle regioni dove l’agricoltura conta molto. E molti politici hanno già preso posizione per evitare un eccessivo proliferare dei campi fotovoltaici.

L’utilizzo dei pannelli solari dovrebbe fornire all’azienda solo una piccola integrazione alle attività normalmente svolte, per aumentare il reddito totale. E’ paradossale che, con tutti gli spazi cementificati che esistono in Italia, con tutti i tetti delle abitazioni assolutamente liberi, per attivare il risparmio energetico si vadano a occupare degli spazi destinati alle produzioni agricole. E dire che l’export agro-alimentare è uno dei pochi settori anticongiunturali, di quelli che durante le crisi economiche crescono.


2 commenti su “Il fotovoltaico ruba terreni all’agricoltura: un controsenso!”
  1. […] riguardante il paesaggio, ma anche il fatto che è essenziale non consumare altro territorio, specialmente i terreni agricoli. Tra l’altro è anche più facile sistemare dei pannelli sui capannoni perché sono già […]

  2. Marco ha detto:

    Impressionante il pressapochismo di certe affermazioni. Si da per scontato che chiunque possa realizzare un impianto su qualunque terreno. Non è così (ma forse non siamo più abituati a pensare che la società civile sia governata da leggi). Proprio di questi giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle nuove linee guida per la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici. La competenza autorizzativa è delle Regioni o delle Provincie se dalle prime delegate. Il rilascio dell’autorizzazione ha una durata di cento ottanta giorni. In “conferenza unica dei servizi” intervengono tutti gli Enti (oltre una decina) coinvolti nella gestione del territorio. La Comunità Europea, lo Stato, le Regioni e le Provincie ed i Comuni, attraverso le proprie direttive ed i Piani per il Governo dei Territori, hanno individuato le aree di particolare pregio (comprese quelle interessate da produzioni tutelate) ove non è possibile installare impianti.
    Chi si ostina ad usare la bella frase “l’agricoltura produca ciò che è destinato ai piatti” non sa cosa fa un’impresa agricola: ignoranza e malafede spesso convivono.
    Tanta campagna contro il fotovoltaico in agricoltura, spesso spacciata per ambientalismo, sembra nascondere un grande manovratore: le aziende (poche) che sono colpite dall’apertura del mercato della produzione elettrica a tanti “piccoli” produttori. Pochi sarebbero interessati alla realizzazione di mega centrali per le quali nessuno ha mai messo in discussione l’uso del territorio, l’inquinamento e la concessione di contributi pubblici.


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