Tutti i vantaggi di adottare un alveare

Di , scritto il 20 Settembre 2013

adottare un alveareLo spunto per questo articolo ce lo ha dato il sito inglese Nigel’s Ecostore, sempre molto all’avanguardia per la vendita di prodotti ecocompatibili e la segnalazione di idee green. Ne parliamo, in modo che lo spazio Commenti qui sotto sia a piena disposizione per la segnalazione di progetti simili in Italia.

Il progetto britannico si chiama Adopt-a-beehive (“adotta un alveare”) e può rivelarsi un bellissimo regalo (o auto-regalo) per appassionati di giardinaggio, amanti del miele e soprattutto della natura. Costituisce a un tempo una maniera molto pratica per contribuire a risolvere il grave problema della moria delle api, oltre che per saperne di più di quest’arte millenaria che consente di godere dei frutti del lavoro delle api. In pratica, con un contributo di circa 30 sterline annue (più o meno 36 euro) si partecipa alle spese di costruzione e gestione di una colonia di api. In cambio si ricevono: semi di fiori da piantare nel proprio giardino per attirare api, un grosso vaso di miele dal produttore, aggiornamenti trimestrali sull’andamento del “proprio alveare”, la possibilità di osservarlo online e anche quella di visitare di persona l’azienda con un tour guidato. Una sorta di azionariato “verde”, insomma.

L’azienda partner per il progetto possiede al momento cinque apiari separati in una contea inglese distanti tra loro almeno 5 chilometri, ubicati nelle vicinanze di aziende di agricoltura biologica e ancora ampliabili quanto a dimensioni e numero di api.

Anche in Inghilterra, come da noi, le api sono in grave pericolo: delle 27 specie che esistevano fino a qualche decennio fa, 3 si sono già estinte e molte altre sono in grave pericolo. Le cause di questa moria non sono totalmente chiare, ma sicuramente includono l’uso eccessivo di pesticidi, la perdita dell’habitat ricco di fiori per fare posto all’agricoltura intensiva, il cambiamento del clima e la diffusione di parassiti delle api come la Varroa Destructor.



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