Certificato di vigenza: cos’è e come ottenerlo

Di , scritto il 20 Luglio 2020
certificato di vigenza

Quando un soggetto si appresta a partecipare ad una gara d’appalto per l’acquisizione di una società o un’azienda, è nel proprio interesse disporre delle verifiche a carico del target della possibile acquisizione; uno dei controlli più importanti è quello riguardante le procedure concorsuali in atto a carico dell’entità oggetto della gara d’appalto: per ottenere informazioni circa questo particolare aspetto è necessario richiedere un apposito documento denominato “certificato di vigenza”: vediamo di seguito di cosa si tratta e quale procedura bisogna seguire per ottenerlo.

Cos’è il certificato di vigenza

Il certificato di vigenza è un documento rilasciato dalla Camera di Commercio a qualsiasi soggetto abbia interesse o necessità di ottenere o consultare una certificazione di questo tipo; esso rappresenta un documento ufficiale, con valore legale, stampato su carta filigranata e corredato da bollo.

Dal punto di vista pratico, il certificato di vigenza è il documento che attesta l’eventuale presenza di procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo o liquidazione coatta amministrativa), sia al momento in cui esso viene richiesto sia durante un periodo di tempo pari a cinque anni prima della richiesta.

Nel primo caso, si tratta di un certificato di vigenza corrente (in quanto si limita al riscontro di eventuali procedure in corso) mentre nel secondo di vigenza storica. In entrambi i casi, per le imprese iscritte alle Camere di Commercio delle province di Benevento, Caserta, Catanzaro, Matera, Pesaro e Urbino e Vibo Valentia la domanda di rilascio della certificazione non può essere presentata alla Camera di Commercio di Milano.

Nel caso in cui l’impresa sia stata cancellata, il certificato di vigenza non può essere richiesto e, di conseguenza, non viene rilasciato.

Nella maggior parte dei casi, il documento viene richiesto non solo nell’ambito della partecipazione a gare d’appalto ma anche in altre circostanze, come ad esempio concessione di mutui o finanziamenti, richiesta di rimborsi tributari ed iscrizione all’elenco dei fornitori.

Come richiedere il certificato

Anzitutto, è bene sottolineare come il certificato di vigenza (corrente o storica) può essere richiesto soltanto per soggetti appartenenti alle seguenti categorie: industria, commercio, artigianato ed agricoltura. Sono invece esclusi invece gli iscritti agli albi professionali e le associazioni sportive.

Il certificato può essere richiesto direttamente alla Camera di Commercio competente per il territorio oppure, in alternativa, è possibile ottenere il documento tramite un sito specializzato che si occupa di erogare servizi di pratiche online: per richiedere un certificato di vigenza su iVisura, ad esempio, è sufficiente conoscere la partita IVA, il codice fiscale o la ragione sociale della società o dell’azienda da controllare, oltre al comune in cui ha sede la stessa; il vantaggio di utilizzare questo metodo per ottenere un documento di questo tipo consiste nella possibilità di risparmiare tempo, non solo evitando di recarsi fisicamente presso gli uffici delle Camere di Commercio locali ma anche richiedendo l’invio rapido del certificato pagando un costo aggiuntivo rispetto alla tariffa standard.

Quali informazioni sono riportate nel certificato di vigenza

Il certificato di vigenza riporta solo alcune informazioni inerenti all’azienda o alla società per la quale esso è stato richiesto; nello specifico, dal documento è possibile conoscere:

  • i dati identificativi dell’impresa (codice fiscale, tipo di iscrizione alla camera, forma giuridica, sede, data di costituzione e di termine della società, oggetto sociale);
  • sistema di amministrazione e controllo;
  • informazioni sullo statuto aziendale;
  • informazioni patrimoniali e finanziarie;
  • titoli di cariche e qualifiche;
  • la dichiarazione che attesta l’assenza di procedure concorsuali.

Tra le informazioni che, invece, non vengono riportate sul certificato di vigenza vi sono: la scadenza degli esercizi, il numero di addetti, la classificazione ATECO dell’attività d’impresa, le eventuali certificazioni di qualità ambientale, domicilio e residenza dei soggetti titolari di cariche o qualifiche.

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