Equosolidale o biologico – quale dei due scegliere?

Di , scritto il 19 Aprile 2018

Chi ha deciso di effettuare acquisti in modo consapevole e sostenibile, a volte si trova ad affrontare la domanda: che cosa scelgo: un prodotto equosolidale oppure biologico? Vediamo le somiglianze e le differenze tra i due tipi di certificazione.

Quando si osservano le etichette di articoli alimentari o tessili può capitare di trovare che alcuni prodotti “equi e solidali” sono anche certificati come “biologici”. Verrebbe da pensare che i due tipi di certificazione siano strettamente collegate tra loro. Qualche somiglianda indubbiamente c’è, però i marchi indicanti il commercio equo e solidale e le etichette certificanti il biologico in Europa rispondono a standard molto diversi.

Le caratteristiche dei prodotti equosolidali
L’obiettivo delle associazioni o marchi equi e solidali (il più famoso dei quali è Fairtrade, ma ovviamente non l’unico) è migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei piccoli agricoltori e dei dipendenti nelle piantagioni nei paesi in via di sviluppo ed emergenti. Esiste dunque in insieme di regole da rispettare per rispondere allo standard internazionale di Fairtrade e simili. Ad esempio, prezzi fissi per le forniture a lungo termine, proibizione di lavoro forzato, lavoro minorile e discriminazione. Regolamenti con orario di lavoro e salari prestabiliti, disponibilità, di servizi igienici e di acqua potabile. Un marchio equosolidale ha quindi soprattutto una portata sociale che mira a migliorare le condizioni commerciali per i produttori di cacao, caffè, cotone e simili. Risponde però anche a requisiti di protezione ambientale: ad esempio è richiesta ai produttori una sensibilità su temi come l’erosione del suolo, la fertilità del terreno, la gestione dei rifiuti e il consumo sostenibile di acqua. Vari tipi pesticidi sono proibiti nella coltivazione, perché danneggerebbero la manodopera stessa. Per quanto riguarda i pesticidi e i fertilizzanti autorizzati, i dipendenti devono essere addestrati su come maneggiarli munendosi di equipaggiamento protettivo e sottoponendosi a controlli sanitari regolari.

Le caratteristiche dei prodotti biologici
In base alle normative vigenti, affinché un alimento possa portare il marchio biologico UE, almeno il 95% degli ingredienti deve provenire da agricoltura biologica certificata. Con questa espressione si intende essenzialmente una agricoltura in cui sono vietati gli antiparassitari chimici di sintesi, i pesticidi e i concimi minerali, con pochissime eccezioni. L’ingegneria genetica è esclusa e gli agricoltori sono incoraggiati a rispettare le rotazioni delle colture. L’obiettivo dell’agricoltura biologica è inoltre evitare lo sfruttamento eccessivo del suolo, dell’acqua e dell’aria. Nell’allevamento, gli animali vengono nutriti con fieno e foraggi biologici; non assumono antibiotici, ormoni o altre sostanze volte a stimolare in maniera artificiale la crescita e la produzione di latte; inoltre devono muoversi e pascolare liberamente. Nel caso del “bio” si tratta dunque principalmente di un’etichetta di portata ecologica. La gestione dei dipendenti in queste imprese non è regolamentata in maniera particolare – perciò gli aspetti sociali possono essere buoni o cattivi a seconda dei casi.

Fortunatamente bisogna dire che i concetti di biologico ed equosolidale vanno sempre più spesso a braccetto: nel 2017 si è calcolato che più del 50% dei prodotti che seguono i principi internazionali del commercio equo e solidale sono certificati anche per il biologico.



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