Che cos’è l’imballaggio (o packaging) attivo?

Di , scritto il 18 Dicembre 2019

Gli imballaggi attivi sono una tipologia di involucro impiegato prevalentemente nella filiera agroalimentare, capace di interagire con i cibi che contiene mediante il rilascio di sostanze protettive oppure l’assorbimento di molecole che accelererebbero il processo di deterioramento. L’uso di questi metodi consente di mantenere i prodotti fresco più a lungo e quindi di arginare gli sprechi.

Tra gli imballaggi detti “rilasciatori” possiamo annoverare quelli che emettono sostanze ad azione antiossidante e antimicrobica. Tra le sostanze più efficaci vi sono l’etanolo (alcol etilico) e l’anidride carbonica: entrambi hanno proprietà batteriostatiche che impediscono lo sviluppo di muffe e batteri.

Gli imballaggi “assorbitori” più diffusi sono invece i seguenti:

  • Assorbitori di ossigeno: di solito sacchettini, etichette o vassoi che, inseriti nella confezione, assorbono l’ossigeno presente e consentono di prolungare l’integrità del cibo, impedendo il proliferare di muffe e batteri e rallentando il processo di ossidazione dei cibi.
  • Assorbitori di etilene: dispositivi inseriti nella confezione che assorbono l’ormone vegetale prodotto da alcuni tipi frutta e ortaggi, che da un lato è necessario per la loro maturazione, ma al tempo stesso ne accelera il deterioramento.
  • Assorbitori di umidità: fogli assorbenti o bustine che eliminano l’umidità all’interno della confezione, impedendo così la formazione di muffe e batteri.

Il cartone ondulato attivo di Bestack

Particolarmente interessanti sono le innovazioni italiane nel settore degli imballaggi in cartone per il comparto ortofrutticolo: l’imballaggio attivo in cartone ondulato brevettato nel 2015 (grazie a una partnership tra Bestack, consorzio non-profit di produttori di imballaggi in cartone e la facoltà di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) ha prodotto risultati significativi e già riconosciuti da svariati importanti premi.

Il cartone ondulato attivo, utilizzato per trasportare e contenere la frutta, ha la peculiarità di entrare in connessione col prodotto prolungando la vita (shelf life) degli ortaggi o dei frutti. Il cartone è reso attivo da una miscela di oli essenziali naturali e vegetali, che svolgono in primo luogo un presanificazione del substrato (ovvero un’igienizzazione che riduce la carica microbica) e in secondo luogo un’attività regolatrice dei processi di maturazione mediante un’interazione con la frutta o gli ortaggi che rallenta la senescenza.

L’impiego di un packaging di questo tipo permette di staccare il frutto dall’albero più a ridosso del momento ottimale di raccolta (invece che totalmente acerbi) e consente di avere più tempo a disposizione per consumare le derrate, riducendo notevolmente lo spreco.

Si aggiunga che il cartone è un materiale molto sostenibile, poiché in questo caso proviene esclusivamente da foreste certificate FSC o PFC. Rispetto alla plastica, poi l’impiego di cartone riduce i volumi nei trasporti perché questo materiale può essere compattato (sia nel trasporto dalla cartiera all’azienda ortofrutticola che in fase di riciclo) e a fine vita può essere smaltito senza alcuna difficoltà insieme con la carta.

Secondo le ricerche questa innovazione consente in media una riduzione di almeno il 10% dello spreco di frutta (10% per le fragole,14% per le albicocche e 20% per le nettarine), che si tradurrebbe in 800.000 tonnellate di frutta non sprecata ogni anno in Italia (la metà di quella conferita nei rifiuti ogni anno in una città come Roma)



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