Che cos’è l’obsolescenza programmata?

Di , scritto il 17 Novembre 2011

L’intelligenza ha portato l’uomo a raggiungere vette impensabili della tecnologia: la specie umana può sicuramente sentirsi dominatrice del pianeta. Peccato che non sia altrettanto feconda nel partorire idee sostenibili dal punto di vista ambientale. A questo proposito, per chi ha a cuore l’ambiente, è importante familiarizzare con il concetto di obsolescenza programmata, anche detta obsolescenza pianificata, che può essere spiegata in parole semplici come la pratica di incorporare negli articoli messi sul mercato un meccanismo di autodistruzione che lo renda inutilizzabile nel giro di un determinato arco di tempo, costringendo l’utente ad acquistare un nuovo modello.

La lampadina elettrica è stato il primo prodotto della storia a essere progettato con dei difetti. I fabbricanti del settore infatti, erano preoccupati che l’eccessiva durata della vita media delle lampade ne avrebbe frenato la richiesta. Così le aziende formarono un cartello decidendo di limitare la durata della vita delle lampade a 1000 ore. Stiamo parlando di fatti avvenuti intorno agli anni 30 del XX secolo.

Qualche tempo fa, anche l’iPod di Apple è stato oggetto di campagne ambientalistiche che mettevano in rilievo la durata estremamente breve della sua batteria.

Un altro esempio classico è quello delle stampanti per computer: se il costruttore decide che una stampante dovrebbe produrre non più di 20.000 copie e poi smettere di funzionare, il progettista opera in modo che avvenga proprio questo, anche se questo significa includere nell’hardware un chip che registra quante copie sono state già stampate e alla copia numero 20001 invierà un messaggio di errore interno alla stampante.

Rientrano nel concetto di obsolescenza programmata anche l’insistere sulla necessità di sfoggiare oggetti all’ultima moda, la difficoltà di reperire pezzi di ricambio per gli elettrodomestici, ovvero la tendenza a creare un bisogno, una necessità che non sono veramente tali.

Che cosa significa tutto questo per il Pianeta? Significa che noi siamo portati a sostituire troppo frequentemente i nostri apparecchi meccanici, elettrici o elettronici. E quindi che produciamo tonnellate e tonnellate di RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), mortali per l’ambiente perché contenenti molti metalli pesanti e materie plastiche tossiche.

E’ possibile sfuggire a questo circolo vizioso dello spreco? Sì, se si rimuove ogni tipo di incentivo all’obsolescenza programmata. Per esempio, tassando le risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell’atmosfera (la cosiddetta “carbon tax”) si obbligano le aziende a gestire i rifiuti che generano e a pagare di più per la manifattura dei prodotti. Il costo sarà riversato sul consumatore, che a quel punto starà più attento a scegliere oggetti che durino più a lungo nel tempo.

Anche obbligare le aziende a riciclare i loro rifiuti farà in modo che siano meno propense a costruire oggetti che si rompono o deteriorano facilmente.

Anche stabilire per legge degli standard di produzione è un modo efficace per indurre alla produzione di prodotti di qualità: i migliori di una determinata classe diventano i requisiti minimi per tutti i prodotti costruiti in futuro.

L’obsolescenza programmata sarebbe una buona idea solo su un pianeta dalle risorse infinite. Che non è sicuramente quello su cui viviamo. Non possiamo permetterci di promuovere questa politica solo per incoraggiare la crescita, poiché esser provoca soltanto danni – sia all’ambiente che ai consumatori.

2 commenti su “Che cos’è l’obsolescenza programmata?”
  1. […] programmata abbiamo già parlato come una delle più grosse vergogne della nostra società. Per chi non sapesse di cosa si stratta, […]

  2. […] dal software installato sulla stampante e dal microchip montato sulla cartuccia: è il concetto di obsolescenza programmata di cui parlavamo tempo fa. Purtroppo il divieto non si può aggirare: il software preinstallato […]


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