Quando il biofuel ha un senso e quando no

Di , scritto il 17 Gennaio 2011

I biocarburanti possono costituire una buon alternativa all’uso dei combustibili fossi, a patto che siano rispettate alcuni vincoli ambientali:

* Devono essere prodotti con materia prima di scarto: non ha senso che il biofuel sia tratto da piante coltivate appositamente, e ancora peggio da quelle destinate all’alimentazione umana; come nel caso del mais e della canna da zucchero, i cui prezzi in caso di aumentata richiesta possono salire a dismisura e affamare intere popolazioni. Tra i materiali più adatti c’è sicuramente la canna Arundo Donax, ma vanno bene anche materiali di scarto come avanzi di cibo e residui organici di origine agricola o industriale, ovvero biomasse altrimenti destinate alle discariche o agli inceneritori.

* Devono essere prodotti con minimo consumo di energia e minima dispersione di anidride carbonica (che sono incorporate nel ciclo di produzione e impiego di fertilizzanti e nel funzionamento delle macchine agricole) per non giungere al paradosso di consumare più energia per la produzione del bioetanolo di quanta ne venga restituita.

* Devono essere prodotti a livello locale, in un raggio geografico ristretto. L’attiguità garantisce che non sia necessario consumare ulteriore carburante per il trasporto pre- e post-produzione.

In caso contrario, i conti saltano ed è indispensabile un ripensamento sull’argomento.

Fanno quindi bene le compagnie aeree come la Virgin Atlantic, la Qantas e la British Airways che stanno costruendo impianti per la produzione del biokerosene situati nei pressi degli aeroporti. Si stanno preparando in maniera ideale alle nuove regole del progetto 20-20-20 dell’Unione Europea che prevede di produrre il 20% dell’energia con fonti alternative, di tagliare del 20% le emissioni di gas serra e di aumentare del 20% l’efficienza energetica entro il 2020.

1 commento su “Quando il biofuel ha un senso e quando no”
  1. […] è da sempre la sovrapposizione poco auspicabile con la filiera alimentare (ne abbiamo parlato in questo articolo). Ultimamente però, il gruppo Ghisolfi, secondo per importanza in Italia, ha varato uno […]


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