Eco-avvocato: una professione green molto richiesta

Di , scritto il 15 Settembre 2017

È un dato di fatto che in Italia ci sono troppi avvocati e gli studenti di giurisprudenza temono giustamente di non riuscire a trovare lavoro dopo la laurea. In realtà, questo tipo di professionista può inserirsi con facilità in un mondo del lavoro apparentemente saturo se ha provveduto a specializzarsi in alcuni settori specifici. Ad esempio, in quello delle problematiche legate alla protezione ambientale. Sono sempre più numerose le leggi e le normative varate per la tutela dell’ambiente, che costituiscono le basi del cosiddetto “diritto ambientale”. Un avvocato generico non è solitamente in grado di giostrarsi su argomenti così complessi e in constante evoluzione: per il cliente diventa dunque necessario rivolgersi a giuristi esperti in legislazione ambientale, chiamati familiarmente “ecoavvocati” o “avvocati ambientali” o “avvocati green”. Sono quelli che si occupano ad esempio di inquinamento, centrali elettriche, diritto agroalimentare, movimentazione transfrontaliera dei rifiuti.

La formazione di queste figure professionali molto ricercate è trasversale: non basta la solida cultura giuridica, occorre anche una buona preparazione scientifica di base, con approfondimenti specialistici. In altri termini, questo tipo di avvocato deve essere in grado di applicare un approccio multidisciplinare, con aggiornamento continuo per destreggiarsi tra normative in rapido mutamento, talvolta neppure coerente. Per un giovane laureato in legge è necessario ottenere un master ad hoc, che offra la trasversalità di approccio di cui parlavamo sopra. Le retribuzioni di un ecoavvocato, sono medio-alte (anche inizialmente), sicuramente superiori a quelle della media dei laureati coetanei.



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