Demotorizzazione: per il momento ancora utopica in Italia

Di , scritto il 14 Febbraio 2014

demotorizzazioneLo ammettiamo, non è un bel neologismo, però è trasparente e rende l’idea: demotorizzazione è il fenomeno per cui la società tende a fare sempre più a meno delle automobili, ripiegando su biciclette, treni e mezzi di trasporto pubblico. Una scelta che, se attuata, porterebbe a consumare minor quantità di combustibili fossili, a produrre meno gas di scarico inquinanti, a tenere più pulita l’aria delle nostre città. In teoria la crisi dovrebbe dare una spinta in tal senso, poiché la somma dei costi di carburanti, polizze assicurative, bollo, spese la manutenzione e pedaggi autostradali costituiscono una grossa fetta delle uscite mensili della famiglia. Ma le statistiche riguardanti il nostro Paese dicono che non è così, non stiamo andando verso la demotorizzazione.

La tendenza a “fare a meno dei motori” sta riscuotendo un discreto successo in Giappone, dove i sondaggi rivelano che i giovani dai 20 ai 30 anni sono sempre meno interessati a diventare proprietari di una vettura in metropoli care e dalle strade oltremodo congestionate come Tokyo. Però i nipponici possono contare su trasporti pubblici efficientissimi e su treni che spaccano il minuto. In Italia un’efficienza e servizi di questo tipo sono relegati ai film di fantascienza, e questo anche nelle regioni più virtuose. Come si può chiedere agli italiani di usare di più il treno quando per percorrere poco più di 100 chilometri che separano Bari da Potenza si impiegano 6 ore e circa 4 (con vari cambi) per andare da Venezia alle piste di sci delle vicine Dolomiti?

E anche nel settore turistico, per quanto il numero dei viaggi dei nostri connazionali sia in continua diminuzione, l’auto resta il mezzo di trasporto di gran lunga preferito, soprattutto per le famiglie con bambini.

Il mercato nazionale delle auto nuove è in calo da 6 anni a questa parte, come dimostra il numero sempre più ridotto di autovetture immatricolate. Sostanzialmente invece non diminuisce il parco circolante, ovvero il numero di automobili che si trovano realmente sulle strade. Questo perché si opta sempre più spesso per l’acquisto di auto usate. Una scelta che in fondo, oltre a essere conveniente per il portafoglio, è consigliabile dal punto di vista ecologico-ambientale – a patto di seguire alcune linee guida nella scelta dell’auto usata, come abbiamo spiegato tempo fa in un nostro articolo. La strada più frequentemente percorsa dagli acquirenti è quella dell’acquisto online, rapido ed efficiente. Basta digitare una stringa di ricerca come cerco auto su Autoscout24.it per vedersi restituire nel giro di qualche secondo un elenco di vetture usate che rispondono pienamente a desiderata dell’acquirente inseriti sotto forma di parametri nel motore di ricerca interno.

2 commenti su “Demotorizzazione: per il momento ancora utopica in Italia”
  1. green life style ha detto:

    Effettivamente oltre ad una ottimizzazione delle risorse di mobilità urbane probabilmente non si può andare. Ma si potrebbe, fin da ora, quasi azzerare l’ impatto ambientale dei gas di scarico dei veicoli utilizzando Hydrogen Eco Power System (H.E.P.S.). Il dispositivo commercializzato dalla Green Life Style permette un forte abbattimento degli agenti inquinanti su veicoli di qualsiasi età ed alimentazione. Inoltre H.E.P.S. determinando anche un risparmio del carburante si ripaga da solo rivelandosi così un buon investimento per il portafoglio e l’ ambiente.

  2. autoEcologiche ha detto:

    Purtroppo non tutti possono rinunciare all’auto o la moto. Lo Stato dovrebbe aumentare gli incentivi per i veicoli ecologici, in modo da ridurre l’inquinamento nei centri urbani.


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