Come si può recuperare l’oro in modo ecosostenibile

Di , scritto il 14 Gennaio 2019

Molti degli apparecchi elettronici che usiamo quotidianamente contengono oro, ad esempio le schede madri dei PC e altri tipi di circuiti. Il metallo giallo, infatti, non è soltanto bello a vedersi, ma è anche ottimo conduttore termico ed elettrico, resistente all’ossidazione, di fatto inalterabile. La quantità di oro recuperato dai RAEE è già assai notevole e questo è sicuramente positivo dal punto di vista ecologico se va a sostituirsi all’estrazione delle miniere; tuttavia è necessario scegliere metodi per isolarlo dagli altri metalli presenti nei rottami senza contaminare l’ambiente.

Fino a non molto tempo fa veniva impiegato quasi esclusivamente il cianuro, sostanza che in presenza di ossigeno si combina con l’oro e permette il processo di lisciviazione, ovvero lo scioglimento e il passaggio del metallo in soluzione acquosa, dalla quale esso può essere filtrato e separato dagli altri metalli e altre impurità. Il cianuro è tuttavia una sostanza chimica con effetti disastrosi sulla salute umana, l’ecosistema e la biodiversità.

Qualche anno fa è stata trovata un’ottima alternativa all’uso di questa sostanza in un materiale più ecocompatibile: una soluzione di acido acetico e un ossidante, che consente di sciogliere l’oro in soli 10 secondi e di estrarlo dai circuiti stampati lasciando intatte le componenti in altri metalli, come rame, nichel e ferro. Stiamo quindi parlando dell’impiego di semplice aceto da tavola, dunque, che può produrre straordinari benefici economici: mentre il processo estrattivo tradizionale ha un costo di 1520 dollari per ogni chilogrammo di oro, l’utilizzo dell’acido acetico abbatte le spese fino a 66 dollari al chilogrammo.

Un’altra sostanza che permette di ottenere lo stesso effetto senza danneggiare l’ambiente è l’alfa-ciclodestrina, un polisaccaride ciclico derivato dall’amido che consente di attuare una procedura non tossica e poco costosa per separare l’oro dagli altri metalli, anche nel caso in cui siano mescolati con l’oro grezzo, come il platino e il palladio. Per la precisione occorre dire che per trasformare l’oro solido in soluzione bisogna per prima cosa renderlo solubile con degli acidi, i quali non sono sicuramente amici dell’ambiente, ma sono comunque di gran lunga meno tossici del cianuro.

Risultati analoghi si possono ottenere con altri reagenti (soprattutto composti di iodio e con ditiossamide e molecole simili) che si sono rivelati di facile impiego e assai efficienti nello sciogliere l’oro senza causare la formazione di fumi tossici.



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