Studiare la distribuzione dei delfini: una chiave per futuri piani di conservazione?

Di , scritto il 13 Novembre 2018

I delfini, si sa, piacciono a tutti! Sono mammiferi affascinanti, socievoli, intelligenti ed eleganti. La presenza di questi incantevoli predatori marini è stata collegata a fattori biotici e abiotici di solito connessi alla distribuzione delle loro prede, dei predatori e dei conspecifici. Tuttavia, attività umane quali l’utilizzo di imbarcazioni, la pesca e l’acquacoltura possono influenzare il comportamento dei delfini e in ultima analisi anche i loro pattern di ripartizione. In questo contesto, i modelli di distribuzione delle specie (SDM) forniscono un quadro analitico utile per studiare l’ambiente e i fattori antropogenici che condizionano la disposizione delle specie di interesse, individuando le aree che costituiscono habitat importanti e quelle in cui possono verificarsi potenziali conflitti con le attività antropiche.

Nell’ambiente marino, gli ecosistemi costieri sono quelli maggiormente colpiti dalle azioni dell’uomo e i delfini sono particolarmente sensibili a fattori di stress a esse correlate a causa dei loro life-history traits, cioè maturità tardiva, basso tasso di riproduzione e lunga durata di vita. Diverse popolazioni costiere di delfini, in particolare quelle con alti livelli di fedeltà al sito, sono a rischio per il degrado e la perdita di habitat, le catture accessorie, l’esaurimento delle prede, il turismo e l’inquinamento.

Come intervenire allora? Il declino del numero dei “signori del mare” dovuto a queste pressioni può essere ripristinato identificando aree di grande abbondanza e habitat adeguati, e stabilendo idonee misure di pianificazione, gestione spaziale e conservazione per ridurre gli impatti antropici nelle suddette zone. In poche parole, conoscere di più per tutelare meglio!

In uno studio condotto nel 2018 dalla dottoressa Cecilia Passadore insieme a colleghi, il team di ricercatori ha indagato la distribuzione spazio-temporale di tursiopi o delfini dal naso a bottiglia (Tursiops australis) in relazione a variabili ecogeografiche e antropogeniche nell’area di Coffin Bay, Thorny Passage Marine Park, Australia meridionale. Gli scienziati hanno valutato la sovrapposizione tra le attuali misure di gestione spaziale e gli habitat importanti per i delfini.

Dai modelli dell’intera area di studio è emerso che le zone ad alta probabilità di presenza dei tursiopi sono localizzate principalmente all’interno della baia di Coffin e che la maggior parte di queste si trova proprio in siti dove sono consentite una serie di attività umane. La ricerca in questione, pertanto, come altre analoghe, è rilevante perché fornisce informazioni utili per futuri piani conservazionistici. Ricordiamo che sono numerosi i pericoli che minacciano queste splendide creature, limitando la loro libertà di movimento, disturbando la loro comunicazione e la loro capacità d’orientamento. Il delfino tursiope, purtroppo, seppure tra i più resistenti ed “adattabili” cetacei in natura, sta progressivamente scomparendo dai mari di molte regioni del mondo.

 

Fonte:

Cecilia Passadore, Luciana M. Möller, Fernando Diaz-Aguirre1 & Guido J. Parra, Modelling Dolphin Distribution to Inform Future Spatial Conservation Decisions in a Marine Protected Area, Scientific Reports, (2018) 8:15659 | DOI:10.1038/s41598-018-34095-2 [Open Access] (Creative Commons Attribution 4.0 International License)


1 commento su “Studiare la distribuzione dei delfini: una chiave per futuri piani di conservazione?”
  1. Matilde ha detto:

    Un articolo chiaro,preciso ed esaustivo.
    Di facile comprensione,con un linguaggio scorrevole e piacevole da leggere,nonostante la complessità dell’argomento.
    Complimenti davvero.


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