Pacific Garbage Screening: piattaforma che ripulisce i mari dalla plastica e la trasforma in energia

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Una giovane architetta tedesca (Marcella Hansch) e i suoi collaboratori hanno ideato una piattaforma che potrebbe liberare gli oceani della plastica ricavandone energia pulita.

Sembra un gigantesco pettine e si chiama Pacific Garbage Screening (PGS). L’impianto è ancora in fase di sviluppo, ma l’idea è promettente.

Occorre sapere che la plastica normalmente è più leggera dell’acqua e galleggia sulla sua superficie. Non però nei mari: gran parte dei rifiuti affondano a causa delle correnti marine. Questa piattaforma è concepita proprio per bloccare l’azione delle correnti e spingere la plastica in superficie. Il vantaggio della piattaforma rispetto a progetti simili è che questo sistema non ha bisogno di reti o attrezzature di filtraggio che possono essere pericolosi per gli animali marini e per gli uccelli.

A causa delle correnti oceaniche del globo, la spazzatura si è accumulata in mare aperto in cinque principali enormi vortici, il più famoso dei quali è il cosiddetto Great Pacific Garbage Patch, chiamato anche la grande chiazza di immondizia del Pacifico. Un impianto come questo potrebbe essere piazzato nel centro di tali “macchie”. La piattaforma, che è larga e lunga circa 400 metri dovrebbe essere ancorata sul fondo del mare e restare stabilmente sul luogo. L’ancoraggio dovrebbe però essere limitato alla parte frontale della piattaforma (il lato aperto del “pettine”), in modo che l’intero sistema possa essere allineato in modo ottimale con il flusso delle maree.

Quando la plastica viene contaminata con acqua salata non è più riciclabile. Il progetto prevede brillantemente di riconvertire i rifiuti plastici raccolti in idrogeno e anidride carbonica mediante la cosiddetta gassificazione al plasma. L’idrogeno ricavato sarebbe usato come combustibile per il funzionamento l’impianto stesso, mentre l’anidride carbonica potrebbe nutrire colture di alghe tenute sulla superficie dell’acqua all’interno dell’impianto. A sua volta, questa biomassa di alghe potrebbe servire come fonte per la produzione di plastica biodegradabile – e in questo modo il ciclo sarebbe perfettamente chiuso (anche se, per quanto riguarda questa seconda fase, c’è ancora molta ricerca da fare).

Il team che lavora al Pacific Garbage Screening vede nel suo progetto una doppia potenzialità: lavorare attivamente per la pulizia degli oceani e sensibilizzare l’opinione pubblica sul più grave problema ambientale del nostro tempo.


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