Negli USA il carbone è minacciato dalla cogenerazione

Di , scritto il 12 Ottobre 2012

L’American Council for an Energy-Efficient Economy ha recentemente pubblicato uno studio nel quale pronostica per il prossimo ventennio un deciso cambio di rotta degli Stati Uniti nell’ambito della produzione dell’energia elettrica. Il carbone, laggiù largamente impiegato finora, sta perdendo terreno nei confronti del gas e di altre fonti alternative.

In particolare, gli impianti di cogenerazione a gas naturale rappresentano in questo momento il miglior investimento, sia in termini economici, sia in termini di efficienza.

Il carbone è la fonte energetica fossile più inquinante e risulta ora più caro del gas, quindi non trascorrerà molto tempo prima che le miniere vengano abbandonate.

I sistemi CHP (combined heat and power), cioè gli impianti che servono alla produzione combinata di energia elettrica ed energia termica, potrebbero coprire del tutto in alcuni Stati – sostiene lo studio – i fabbisogni energetici ora soddisfatti con il carbone. Resta solo da vedere se saranno varate politiche e direttive che incentiveranno gli investimenti in questo senso.

Ma la riduzione dei consumi di carbone non si limita a vantaggi di tipo economico, investe anche ambiti non meno importanti, come quello dell’impatto sull’ambiente: nel Midwest e negli stati del nordest l’inquinamento da anidride solforosa è sensibilmente diminuito, così come le emissioni di anidride carbonica. Ci si augura che, di pari passo, diminuiscano anche i danni alla salute che il carbone provoca: malattie cardiache, tumori, malattie respiratorie, ictus.



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