Vini naturali: poca chimica e armonia con il territorio

Di , scritto il 10 Ottobre 2012

Oggi la ricerca dei vini biologici sta conquistando importanti fette di mercato; la legislazione europea in materia si sta adeguando, anche se il pericolo dietro l’angolo è quello che si tratti soltanto di una moda, un’operazione di marketing all’insegna del più bieco green washing.

Ma non può che far piacere rilevare che sempre più i viticoltori sono disposti a ricorrere sempre più a metodi e tecnologie che consentono di ridurre il ricorso a prodotti chimici. La naturalità nel vino si traduce in un tentativo di intervenire il meno possibile sull’uva e sulla produzione del vino: meno prodotti di sintesi e più lavori in vigna con vari passaggi manuali nel corso dell’anno. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione e sono sempre più ricercati i vignaioli professionisti per l’impianto delle barbatelle, per le potature nella stagione fredda e in primavera, per gestire il fogliame e i grappoli. Produrre una buona uva con tanto lavoro è l’aspetto essenziale e il più difficile – tentare di intervenire il meno possibile sul vino in cantina è il passo successivo.

Assecondare la natura significa anche dare la preferenza a vitigni autoctoni e in armonia con il clima e il territorio piuttosto che a quelli internazionali. In questo contesto ecosostenibile si inserisce il progetto Vino Libero, una rete di produttori, enologi, enoteche, ristoratori e clienti finali che scelgano la produzione e la vendita di vini prodotti tipici del territorio, senza usare concimi chimici e diserbanti nella viticoltura e almeno il 40% in meno di solfiti nella lavorazione enologica.


1 commento su “Vini naturali: poca chimica e armonia con il territorio”
  1. Marco ha detto:

    Molto interessante il progetto di Vino Libero. Recentemente ho scritto un articolo sul mio blog riguardo il progetto Pica in Trentino Alto-Adige, che coniuga in maniera eccellente ricerca tecnologica e attenzione all’ambiente. Credo che, vista l’importanza anche nel mercato dell’export che riveste il settore vinicolo in Italia, sarebbe e dovrebbe essere giusto investire di più nel supporto di queste forme alternative di produzione.


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