L’urbanistica intelligente garantisce il raffrescamento

Di , scritto il 08 Giugno 2022

Le estati sono sempre più calde, ma gli spazi urbani offrono ben poche opportunità di ristoro. Quando le temperature sfiorano o superano i 40 °C i tradizionali trucchi per far fronte alla calura non bastano più. È quindi urgente trovare soluzioni a lungo termine per far fronte alle anomale temperature estive. Per certi versi, gli edifici sono “complici” del cambiamento climatico più delle automobili. L’impiego del cemento ha infatti un’impronta ecologica molto negativa. Così come l’elettricità necessaria per alimentare l’aria condizionata è in larga parte generata dalla combustione di combustibili fossili e crea dunque un pericoloso circolo vizioso.

Gli architetti e i designer di tutto stanno ripensando il modo in cui costruiscono case, uffici e intere città. Non di rado traggono ispirazione da altre culture che da sempre lottano contro il problema del caldo eccessivo, ad esempio nelle zone desertiche – e lo fanno da tempi immemorabili, da ben prima che l’introduzione dell’elettricità permettesse di pensare all’aria condizionata. Le culture dell’Estremo Oriente, ad esempio, costruivano già da tempo le case sulle palafitte. Non solo per proteggersi dalle inondazioni, ma anche per fornire un meccanismo di raffreddamento proveniente dal basso. Le zone costiere degli Stati Uniti hanno copiato questo principio, soprattutto nelle comunità di pescatori lungo il Golfo del Messico.

In Israele, per minimizzare gli effetti del clima desertico sulla metropoli di Tel Aviv, sulla base del cosiddetto Piano Geddes (il primo piano regolatore della città) le strade furono costruite secondo uno schema a griglia che incanala la brezza del Mediterraneo. Qui e in larga parte del Medio Oriente si opta per la costruzione di tetti piani bianchi che riflettono il calore solare invece di assorbirlo (e tra l’altro sono un luogo di installazione ideale per i pannelli solari).

In Nigeria, l’architetto israeliano Arieh Sharon ha costruito l’Università Obafemi Awolowo negli anni ’60 posizionando nei giardini e cortili dei filari di alberi dove il vento potesse creare delle correnti. Col risultato che le aule dell’ateneo sono sempre di sette gradi più fresche della temperatura esterna.

A Parigi prosperano i giardini verticali, ad esempio sulla facciata del Musée Quai Branly. Vi crescono rampicanti come l’edera e la vite selvatica. L’idea iniziale è stata del francese Patrick Blanc. Il botanico ha creato una parete vegetale di 800 metri quadrati per il suddetto museo di Parigi. Per suo intervento è stato anche ricoperto il CaixaForum di Madrid con un tappeto alto sei piani di circa 15.000 piante di 250 specie diverse.

La temperatura delle strade nel quartiere di Masdar City ad Abu Dhabi ha una temperatura fino a 20 °C inferiore rispetto al caldo del deserto circostante. Una grande torre del vento crea una brezza fresca spingendo l’aria più fredda giù dal cielo. Questa idea è stata mutuata dall’antica città di Muscat, nell’Oman, dove gli edifici più alti sono stati progettati per incanalare i venti nelle strade strette.


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